Stese ed omicidi. Infiltrazioni e condizionamenti nella pubblica amministrazione. La mano sugli appalti pubblici e il business della droga. Senza dimenticare le tristi piaghe dell'usura e delle estorsioni. In Campania il fenomeno camorristico è più vivo che mai. E continua a far paura. E' quanto emerge dalla Relazione della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre 2016. Un dossier sul malaffare dal quale si rileva, in particolare, una "situazione di forte conflittualità" tra le organizzazioni criminali per il controllo dei territori, che persiste in particolare a Napoli e provincia.
La camorra, si legge nella Relazione della Dia, «si conferma un'associazione criminale multiforme e complessa, fortemente radicata nell'intera Regione». Difficile cristallizzarne le dinamiche attraverso le indagini. Come ben spiega il dottor Francesco Soviero nel video correlato all'articolo, pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, siamo in presenza di gruppi spregiudicati «senza una strategia comune», «la cui sopravvivenza è spesso molto breve».
Le riflessioni del pm Soviero ben si sposano con quanto sta avvenendo a Napoli dove si contrappongono sodalizi formati da giovanissimi ma con un curriculum criminale di tutto rispetto. Ragazzi che iniziano a delinquere dalla prima adolescenza, concludendo spesso la loro parabola criminale poco più che maggiorenni, a seguito di azioni sanguinarie. Non a caso, la facilità con la quale i clan riescono a rigenerarsi dopo l’esecuzione di provvedimenti cautelari, personali e reali, va ricondotta a diversi fattori: la possibilità di reclutare nuova manovalanza in un contesto territoriale depresso, gli ingenti patrimoni a disposizione e la rete di relazioni intessute nel tempo con esponenti collusi della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria locale.
Emblematico di quanto i clan siano proiettati a condizionare il contesto di riferimento anche sotto il profilo sociale, il fatto intimidatorio accaduto nell'aprile del 2016, quando sono stati esplosi colpi di kalashnikov contro una caserma dei Carabinieri di Secondigliano, in risposta ad un decreto di allontanamento temporaneo - eseguito dalla stessa Arma - di due minori dalla madre, incensurata, moglie del reggente del clan VANELLA-GRASSI. Un’azione eclatante in risposta ad un provvedimento, l’allontanamento dei figli dalla moglie del boss, che ha minato alla base la prospettiva criminale del clan.
Una presenza importante delle donne che trova conferma anche nel semestre in trattazione, atteso che sono loro che continuerebbero ad orientare e pianificare, sotto il profilo militare ed economico, nel capoluogo di regione le attività del clan
D’AMICO e a Poggiomarino e Striano quelle del clan GIUGLIANO.
La camorra mette ancora le mani sugli enti locali, interessandosi in particolare dell’aggiudicazione delle commesse pubbliche. I clan non avrebbero risparmiato neanche il settore sanitario, come testimonia un’indagine, conclusasi nel mese di giugno 2016 che, in linea con quanto già emerso nel recente passato, evidenzierebbe l’intervento dell’organizzazione nella gestione di attività strumentali al funzionamento di alcune grandi strutture ospedaliere della zona collinare di Napoli. È in questo contesto generale che, nel periodo in riferimento, al fine di riscontrare eventuali ingerenze della camorra nelle politiche comunali, si sono insediate Commissioni di accesso a Marano di Napoli, Casavatore e Crispano. Tre comuni che tra dicembre 2016 e gennaio 2017, sono stati tutti sciolti per infiltrazioni camorristiche.
Nell’area settentrionale della provincia di Napoli gli assetti criminali appaiono dinamici, con la gestione del mercato degli stupefacenti che rappresenta il principale motivo delle frizioni che si sono registrate anche nel semestre. Rimane pregnante, in alcuni territori, la presenza del clan MOCCIA di Afragola, attraverso gruppi collegati. Analoga considerazione può essere estesa alle famiglie MALLARDO e NUVOLETTA - POLVERINO che, nelle rispettive zone di influenza, manterrebbero il controllo delle attività illecite.
Nella provincia orientale non si sono verificati mutamenti negli equilibri criminali: permane la leadership del clan FABBROCINO di San Gennaro Vesuviano, capace di pervadere diversi ambiti economico-finanziari e imprenditoriali. Proprio questo clan è stato colpito, nel corso del semestre, dall’azione di contrasto della D.I.A., quando nel mese di aprile il Centro Operativo di Napoli ha eseguito il sequestro di due beni immobili, tre veicoli, un compendio aziendale ed alcuni rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato in mezzo milione di euro, nella disponibilità di un elemento di primo piano dell’associazione.
Altri gruppi presenti in zona – sebbene su contesti territoriali più limitati - sono la famiglia BATTI a San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, alle rapine e alle estorsioni; il clan GIUGLIANO a Poggiomarino e Striano, al cui vertice figura la moglie del capoclan, detenuto; il clan D’AVINO a Somma Vesuviana e contrapposto al clan ANASTASIO a S.Anastasia. Alcuni episodi, tra cui l’omicidio di un pregiudicato avvenuto a Marigliano nel mese di febbraio e diversi ritrovamenti di armi, appaiono sintomatici di uno stato di tensione tra i gruppi dell’area, che punterebbero alla ricerca di maggiori spazi d’azione. Nell’area orientale vesuviana si segnala, infine, l’operatività dei sodalizi PISCOPO e ARLISTICO a Pollena Trocchia, e REGA a Castello di Cisterna e Brusciano.
Nel litorale stabiese, il tessuto criminale si presenta fortemente trasformato a seguito della disarticolazione, da parte dell’Autorità Giudiziaria campana, di alcune storiche organizzazioni camorristiche. Permane, tuttavia, una diffusa conflittualità per il controllo delle estorsioni e del traffico di stupefacenti. Tra i gruppi più attivi, figurano il clan GIONTA, che gestirebbe il traffico di droga utilizzando canali dei Paesi Bassi e il cartello GALLO-LIMELLI-VANGONE, che oltre alla citata rotta del nord Europa, avrebbe instaurato contatti con i cartelli colombiani per l’importazione di consistenti quantitativi di cocaina attraverso il territorio iberico.
