Festa in barca dopo l'omicidio del boss della paranza Sibillo

Brindisi di sangue sul gommone di fronte borgo santa Lucia tre giorni dopo l'assassinio

Napoli.  

Quando hanno ucciso Emanuele Sibillo, boss della paranza dei bimbi, hanno aspettato due giorni, per fare festa al largo di Santa Lucia.

Hanno noleggiato un gommone, preso bottiglie di champagne e hanno brindato di fronte «alla città di Napoli. Abbiamo festeggiato, perché avevamo buttato a terra l'uomo più pesante... quello che la notte veniva a sparare sotto casa nostra, lui e il Nannone, lui e i suoi, che ora devono scappare via da Napoli». Un brindisi di sangue.

E’ questo il particolare terribile e feroce che emerge dalle inchiesta sulla faida del 2015, che ha visto contrapposti quelli del clan Sibillo (la paranza dei bimbi), contro i «capelloni» di via Oronzio Costa, che facevano capo a Gennaro Buonerba. 

Per quella faida sono già tre gli arresti: due del gruppo di Sibillo e uno dei Buonerba, ritenuto a sua volta responsabile di aver sparato e ucciso, la notte del 30 giugno del 2015, il famoso boss della Paranza. 

A raccontare di quel brindisi tra le onde è un pentito Maurizio Overa «Era il tre luglio. Andrea Manna mi raccontò che erano stati loro a uccidere Emanuele Sibillo e mi chiese appoggio. Io gli diedi le chiavi di casa mia e li ospitai per tre giorni. Mi chiesero di fittargli un gommone da un ormeggiatore di fronte al vecchio Club 21».