La giustizia arriva dopo più di 30 anni per una donna di Napoli che era entrata nel 1989 nel reparto di ginecologia del Cardarelli per un intervento di routine e ne è uscita con l'epatite C a seguito di una emotrasfusione di sangue infetto. Lo Stato dovrà risarcirla con una somma di 220mila euro. Lo ha stabilito l'ottava sezione del Tar Campania che con sentenza del 14 dicembre 2020 ha obbligato il Ministero della Salute al riconoscimento del danno.
La commissione medica del Ministero della Salute ha accertato il nesso di causalità tra le trasfusioni praticate e l'epatopatia da virus C. La pensionata di Napoli si è rivolta all'avvocato Maurizio Albachiara per accertare la condotta omissiva del Ministero della Salute sulle sacche di sangue destinate alla trasfusione e per la conseguenziale richiesta dei danni subiti. Dopo un giudizio durato più di 10 anni è finalmente arrivata la parola fine. Per lei, ma non per tutte le vittime della cosiddetta strage silenziosa.
Già nel marzo scorso il Ministero della Salute era stato condannato, sempre dal Tribunale di Napoli, sesta sezione civile, a un risarcimento di 700mila euro agli eredi di una donna che nel 1974 fu sottoposta a trafusioni di sangue infetto all'Ospedale Loreto Mare per un taglio cesareo. L'epatite c si era evoluta in cirrosi e poi in carcinoma fino alla morte della donna nel 2013.
Tra la fine degli anni 80 e gli anni 90 sono centinaia le persone che hanno subito trasfusioni di sangue infetto negli ospedali campani. Il numero in assoluto più alto di cittadini colpiti da Aids, epatite B e C, a causa di una trasfusione sono residenti tra Napoli e Caserta.
