La terza sezione penale della Corte di Assise di Appello di Napoli ha ridotto dall'ergastolo a 30 anni di reclusione la pena per i componenti del commando ritenuto responsabile dell'omicidio di Luigi Mignano e del tentato omicidio del figlio Pasquale Mignano. I fatti risalgono al 9 aprile 2019, quando un agguato di camorra sconvolse il quartiere San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale di Napoli.
La sentenza riguarda Pasquale Ariosto, Ciro Rosario Terracciano, Umberto Luongo e Giovanni Salomone, ritenuti coinvolti nell'azione di fuoco che costò la vita a Luigi Mignano. La Procura Generale aveva chiesto la conferma della condanna all'ergastolo pronunciata in primo grado, ma i giudici d'appello hanno stabilito una riduzione della pena a 30 anni di carcere.
L'omicidio di Luigi Mignano davanti a una scuola
Luigi Mignano venne assassinato mentre si trovava alla guida della propria auto e stava accompagnando il nipotino di appena tre anni a una scuola dell'infanzia del quartiere. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i killer aprirono il fuoco pur sapendo della presenza del bambino all'interno del veicolo.
L'immagine dello zainetto del piccolo, rimasto accanto al corpo della vittima dopo l'agguato, fece rapidamente il giro del web e dei media nazionali, diventando uno dei simboli più drammatici della violenza camorristica a Napoli.
La guerra di camorra tra clan Mazzarella-D'Amico e Rinaldi
Secondo gli inquirenti, l'omicidio maturò nell'ambito della sanguinosa contrapposizione tra il clan Mazzarella-D'Amico e il gruppo rivale riconducibile alla famiglia Rinaldi. Luigi Mignano era infatti cognato di Ciro Rinaldi, conosciuto con il soprannome di "Mauè", storico esponente del clan e all'epoca detenuto.
L'agguato venne quindi inquadrato dagli investigatori come uno degli episodi più significativi della guerra di camorra che in quegli anni interessò l'area orientale del capoluogo campano.
Due annullamenti della Cassazione prima della nuova sentenza
La vicenda giudiziaria è stata particolarmente complessa. La condanna all'ergastolo era stata emessa in primo grado dal Gup di Napoli l'8 settembre 2020. Successivamente, però, la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta due volte annullando con rinvio la sentenza: prima con una decisione della Prima Sezione e poi con una pronuncia della Quinta Sezione penale.
L'odierna sentenza della Corte di Assise di Appello arriva dunque al termine di un lungo iter processuale e rappresenta un nuovo capitolo della vicenda giudiziaria legata all'omicidio Mignano.
Possibile nuovo ricorso in Cassazione
La partita giudiziaria potrebbe non essere ancora conclusa. Ora si attende infatti la decisione della Procura Generale di Napoli, che ha la facoltà di presentare un ulteriore ricorso in Cassazione contro la riduzione della pena.
Nei prossimi giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza, che potrebbero chiarire le ragioni alla base della decisione di sostituire l'ergastolo con una condanna a 30 anni di reclusione per i quattro imputati.
