Caso PMA a Napoli, l'ASL precisa: «Nessun embrione scambiato»

l'ASL 1 nega lo scambio di embrioni, chiarisce le indagini e riorganizza il centro

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Napoli.  

Un presunto errore nei protocolli di Procreazione Medicalmente Assistita, le ombre del sospetto genetico e, infine, la replica decisa dell'istituzione sanitaria. La vicenda che riguarda una neonata venuta alla luce all'ospedale San Paolo di Fuorigrotta si arricchisce di una tessera fondamentale: l'ASL Napoli 1 Centro interviene ufficialmente per fare chiarezza, smentendo la ricostruzione di uno "scambio di embrioni" e illustrando le imponenti misure di sicurezza messe in atto nell'ultimo anno.

Il caso, esploso dopo le denunce sui presunti esami del DNA non corrispondenti tra genitori e neonata, aveva sollevato interrogativi  sulle procedure del laboratorio flegreo. Tuttavia, con una nota ufficiale la direzione aziendale ridisegna i contorni della vicenda, definendosi esplicitamente parte lesa e rivendicando di aver agito per prima a tutela dei pazienti e della trasparenza.

Nessuno "scambio", ma scattano audit e sospensione

Secondo quanto ricostruito dall'azienda sanitaria, la macchina dei controlli interni si è messa in moto immediatamente dopo la segnalazione inviata dal direttore della UOC di Ostetricia e Ginecologia del nosocomio. L'ASL chiarisce con fermezza un punto cruciale: «Non vi è stato alcuno scambio di embrioni». Di fronte alla gravità della segnalazione di "evento avverso", l'azienda ha applicato la massima rigidità procedurale:

Segnalazione ministeriale e regionale: L'evento è stato prontamente notificato al Referente Regionale PMA, al Centro Regionale Trapianti (CRT) e al Centro Nazionale Trapianti (CNT).

Inchiesta e blocco cautelativo: È stato attivato un audit clinico immediato unitamente a un gruppo ispettivo multidisciplinare. Contestualmente, le attività del centro di PMA sono state sospese.

Denuncia alla Procura: L'ASL ha inoltrato una segnalazione formale alla Procura della Repubblica di Napoli tramite i Carabinieri del NAS per consentire l'accertamento delle responsabilità.

Durante i mesi di stop, la direzione ha informato progressivamente le coppie in lista d'attesa o in trattamento, rispondendo alle singole richieste di chiarimento. L'interruzione delle attività ha portato a una profonda riorganizzazione del centro di Fuorigrotta. Per garantire un'analisi terza, la direzione ha istituito un comitato tecnico multidisciplinare di esperti esterni all'ASL, con l'obiettivo di ridefinire i protocolli operative e gestire il dialogo con le famiglie interessate.

Il percorso di ristrutturazione si è tradotto in una revisione a 360 gradi della struttura. Sono stati acquistati macchinari di ultima generazione dedicati alla criobanca e ai laboratori di seminologia ed embriologia per garantire la tracciabilità assoluta dei campioni biologici. Individuati inoltre nuovi referenti clinici e biologici ed è stato avviato un piano straordinario di formazione del personale. Infine è stato condotto un censimento completo dei campioni biologici in custodia.

Verso la riapertura completa: la ripresa degli ambulatori

Dopo aver superato le criticità originarie, la struttura sta gradualmente tornando alla piena operatività. Dalla prima settimana di agosto sono riprese le attività ambulatoriali di PMA, con il ricontatto delle coppie in lista d'attesa e i primi controlli medici. Al momento si attende solo l'esito delle ultime certificazioni per consentire la ripartenza definitiva e completa di tutte le funzionalità del centro.

Sul fronte giudiziario, l'ASL Napoli 1 Centro conferma la propria totale collaborazione con la Magistratura, fornendo tutti gli atti necessari all'inchiesta ancora in corso. Se da un lato resta la comprensibile angoscia delle persone coinvolte e la necessità che le indagini della PM Stella Castaldo facciano piena luce sull'accaduto, dall'altro la risposta della sanità pubblica evidenzia la volontà di blindare i protocolli affinché il margine d'errore nella generazione della vita resti, invariabilmente, pari a zero.