West Nile, confronto all'Asl Napoli 2 nord con i sindaci: scatta la task force

In campo operatori sanitari e amministratori per le azioni di prevenzione e gestione del virus

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West Nile, confronto all'Asl Napoli 2 Nord con i sindaci: task force tra operatori sanitari e amministratori per le azioni di prevenzione e la gestione del virus sul territorio...

Napoli.  

Medici, veterinari, personale degli enti locali, servizi di ecologia: tutti insieme per far fronte alla diffusione del virus West Nile, un'infezione che non si trasmette da uomo a uomo ma principalmente con le punture di zanzare, che tuttavia sta tenendo banco in questi giorni per i casi riscontrati e il desiderio di conoscenza da parte delle comunità territoriali. 

La task force di esperti è stata messa su già da diverse settimane dall'Asl Napoli 2 Nord (con un referente per Comune) ma questa mattina si è tenuto presso l'auditorium della sede di Frattamaggiore in via Padre Mario Vergara un incontro operativo con tutti gli attori del sistema della prevenzione, a cui hanno preso parte i vertici dell'Azienda sanitaria locale, rappresentati dal direttore sanitario Pasquale Di Girolamo Faraone, e i sindaci dei comuni di Acerra Tito d'Errico, di Frattamaggiore Luigi Del Prete, di Qualiano Raffaele de Leonardis e di Villaricca Francesco Gaudieri.

"E' fondamentale che ogni componente della rete sappia esattamente cosa fare in caso di rilevazione del virus", spiega Monica Vanni, direttore generale dell'Asl Napoli 2 Nord.

"Appena gli esami di laboratorio danno conferma della sintomatologia clinica, certificando la diagnosi della malattia, subito i nostri medici e tecnici del Dipartimento di Prevenzione, diretto da Luigi Castellone, sono pronti ad attivare la rete sul territorio, per avviare l'indagine epidemiologica, posizionare le trappole per le zanzare, mappare il luogo di esposizione e avviare con il contributo sempre fattivo dei Comuni le azioni di disinfestazione.

Il ruolo dei primi cittadini in questa fase è fondamentale sia in un'ottica preventiva, nella divulgazione dei comportamenti corretti da seguire, che una volta stabilito il contagio".

Diramate già dalla scorsa estate le misure di prevenzione per proteggersi dalle punture delle zanzare. E' fondamentale in primo luogo indossare abiti chiari che coprano la maggior parte del corpo, quindi usare repellenti cutanei (registrati) sulle parti scoperte, installare zanzariere a porte e finestre, usare diffusori o insetticidi negli ambienti chiusi, evitare ristagni d'acqua nei sottovasi, secchi e tini. Infine, trattare regolarmente i tombini privati con prodotti larvicidi.

"Va detto che nell'80 per cento dei casi nell'uomo non si ha nessun sintomo: la maggior parte delle persone infette non presenta una sintomatologia importante e l'infezione decorre in modo del tutto asintomatico", spiegano dal Dipartimento di Prevenzione.

"Solo il 19 per cento delle persone che contraggono il virus sviluppa sintomi influenzali lievi come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Sintomatologia che regredisce spontaneamente in breve tempo senza bisogno di ricovero", aggiungono gli esperti dell'Asl. "Mentre nell'1 per cento dei casi si sono riscontrati sintomi neurologici gravi - concludono gli epidemiologi - con encefalite, meningite, paralisi flaccida - che colpiscono prevalentemente anziani, soggetti immunodepressi o con patologie croniche".

Oggi dei casi riscontrati nel territorio della Asl, l'età media dei pazienti è di 68 anni, mentre lo scorso anno era di 66, con una mediana di 72 anni. I casi riscontrati lo scorso anno sono stati 47, mentre ad oggi sono 15. Non risultano casi tra i bambini.

"E' importante far notare che il virus è molto più presente nelle zone rurali o dove c'è umidità", spiega il direttore sanitario Pasquale Di Girolamo Faraone. "Qui la grande sfida a cui stiamo facendo fronte, insieme al personale dei Comuni, è quella di individuare le sacche di umidità, che spesso si mimetizzano in terreni incolti, e poi procedere a sanare queste superfici, che risultano impervie e difficili da bonificare per loro stessa natura. Servono azioni capillari e strategiche, di qui l'esigenza di coordinarci al meglio con tutti gli attori del sistema di prevenzione per ottenere il massimo risultato possibile a beneficio delle aree più esposte".