Il dolore che unisce le madri: la mamma di Rita scrive alla famiglia di Rebecca

«Ho perso una figlia anche io, lottiamo insieme per la sicurezza»

Nel video, le parole di Maria Ceccucci e il ricordo di una battaglia che continua nel nome di tutte le vittime della strada

Napoli.  

 

«Cara mamma, ti scrivo con le mani che tremano e il cuore a pezzi...» Inizia così il messaggio più straziante e profondo che si possa leggere. A scriverlo è Maria Ceccucci che ha perso sua figlia Rita Granata, travolta e uccisa sulle strisce pedonali a Fuorigrotta da un automobilista ubriaco e drogato che poi fuggì senza prestare soccorso. Oggi, di fronte all'ennesima tragedia della strada che ha spezzato la vita della giovane turista leccese Rebecca Pepe - investita da un'auto pirata in viale Anton Dohrn a Napoli - Maria ha sentito il bisogno di stringersi a quella madre che cammina sul suo stesso, doloroso sentiero.

Nelle immagini del video-messaggio allegato a questo articolo, la voce di Maria si rompe ma arriva dritta al cuore di chiunque guardi, tracciando un ponte invisibile fatto di lacrime e una richiesta disperata di giustizia che attraversa le generazioni.

L'abisso di un dolore comune

«Quando ho letto la notizia il mondo mi è crollato addosso una seconda volta», dice Maria, parole che risuonano come un eco insostenibile in una Napoli che continua a contare i suoi morti sull'asfalto. «Ho vissuto quel vuoto improvviso, quella rabbia feroce contro un destino assurdo. So cosa significa sentire il cuore che si spezza in un modo che sembra impossibile continuare a respirare». Il dramma di Rebecca Pepe, morta dopo cinque giorni di agonia all'Ospedale del Mare e il cui ricordo vive nel generoso gesto della donazione degli organi voluto dalla famiglia (lo stesso identico atto d'amore compiuto per Rita), riporta dritto al centro del dibattito pubblico una ferita mai rimarginata.

Due storie, un unico tragico destino

La storia di Rita Granata è una cicatrice aperta per la città. Era il 5 maggio di due anni fa quando la 27enne, appena scesa da un taxi, stava tornando a casa attraversando via Leopardi a Fuorigrotta. Un impatto violentissimo, tre giorni di disperata lotta all'ospedale di Nocera Inferiore e poi l'epilogo fatale l'8 maggio. Quella stessa notte perse la vita anche Sara Romano, un'altra giovane vittima ricordata nei mesi scorsi dai familiari in una battaglia per la sicurezza stradale che non si è mai fermata. Per la morte di Rita, la giustizia ha inflitto in Corte d'Appello una condanna a otto anni di reclusione al conducente, trovato sotto l'effetto di alcol e sostanze stupefacenti.

Oggi, il cerchio del dolore si chiude nell'abbraccio silenzioso tra due madri. «Ti stringo in un abbraccio silenzioso e profondo, come solo una madre che cammina sul tuo stesso sentiero può fare», conclude Maria Ceccucci. Un grido d'amore e di dolore che non cerca vendetta, ma che pretende un cambiamento radicale, affinché le strade di Napoli smettano di essere il teatro di una strage silenziosa e implacabile.