Non è una questione di fare più arresti, ma di ricevere una risposta dai giudici in tempi compatibili con le esigenze delle indagini. Nicola Gratteri torna a denunciare le difficoltà della macchina giudiziaria napoletana e questa volta mette sul tavolo un numero che fotografa, dal punto di vista della Procura di Napoli, le dimensioni dell’arretrato: circa 1.300 richieste di custodia cautelare in carcere sarebbero ancora in attesa di una decisione dell’ufficio gip.
Di queste, secondo il procuratore, circa 1.150 riguardano procedimenti della Direzione distrettuale antimafia. Alcune richieste risalirebbero addirittura a due anni fa. Un accumulo che Gratteri collega direttamente alla carenza di magistrati nell’ufficio chiamato a valutare le istanze della Procura.
Il procuratore ne ha parlato il 16 settembre, a margine della conferenza stampa sull’operazione che ha portato all’esecuzione di 31 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli sul traffico di droga e sul presunto sostegno al clan Petrone-Puccinelli, attivo nell’area occidentale della città.
Il collo di bottiglia dell’ufficio gip
Il problema, nella ricostruzione di Gratteri, non nasce oggi. Attualmente all’ufficio gip mancherebbero dieci magistrati, mentre lo scorso anno le scoperture sarebbero state otto. Una differenza limitata rispetto a una difficoltà organizzativa che, sostiene il procuratore, dura ormai da tempo.
Il punto è anche l’aumento dell’attività investigativa della Procura di Napoli. Più inchieste significano più richieste da sottoporre al giudice per le indagini preliminari, chiamato a esaminare gli atti e a decidere autonomamente se esistano i presupposti previsti dalla legge per applicare una misura cautelare.
È un passaggio essenziale. La richiesta di arresto formulata dalla Procura non equivale infatti a un provvedimento già deciso: spetta al gip valutare indizi, esigenze cautelari e proporzionalità della misura, potendo accogliere o respingere l’istanza oppure applicare un provvedimento differente.
Proprio per questo, secondo Gratteri, il nodo non è aumentare il numero delle persone detenute, ma evitare che una richiesta giudiziaria rimanga senza risposta per periodi troppo lunghi.
La richiesta a Csm e ministero
La soluzione strutturale passa per il rafforzamento dell’organico. Gratteri chiama in causa sia il Consiglio superiore della magistratura sia il Ministero della Giustizia, ai quali compete, su piani differenti, intervenire sulle scoperture e sull’organizzazione degli uffici.
Il procuratore ritiene però che attendere esclusivamente nuove assegnazioni non sia sufficiente. Nell’immediato propone una redistribuzione dei magistrati già presenti nel Tribunale di Napoli, riducendo temporaneamente il numero di giudici impiegati in alcune sezioni e nei collegi per aumentare le forze disponibili all’ufficio gip.
La questione era già emersa nei giorni scorsi durante l’insediamento della nuova presidente del Tribunale, Gabriella Maria Casella. Anche in quella sede Gratteri aveva parlato delle circa 1.300 richieste pendenti e della necessità di colmare rapidamente i vuoti di organico.
Il quadro, tuttavia, non è quello di un Tribunale immobile. I dati illustrati dalla presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, in occasione dell’insediamento di Casella hanno evidenziato progressi nello smaltimento di diversi procedimenti e nel raggiungimento di alcuni obiettivi legati al Pnrr. La criticità indicata dalla Procura riguarda in particolare il settore delle misure cautelari e le risorse disponibili per affrontarne il carico.
Il confronto con gli avvocati sugli orari
Alle difficoltà di organico si affianca un secondo confronto, quello sull’organizzazione delle udienze. Gratteri insiste sulla possibilità di utilizzare maggiormente anche le ore pomeridiane, richiamando quanto già avviene in altri tribunali del distretto, a cominciare da Santa Maria Capua Vetere.
Una posizione che ha provocato reazioni nell’Avvocatura. Il procuratore ha respinto però l’idea che un ampliamento delle fasce di attività costringerebbe automaticamente i difensori a trascorrere l’intera giornata in tribunale.
Il richiamo è al protocollo già sottoscritto con le rappresentanze degli avvocati, che prevede la programmazione delle udienze attraverso fasce orarie. Per Gratteri, dunque, l’attività pomeridiana potrebbe essere organizzata senza trasformarsi in un’attesa continua dalla mattina alla sera.
Il confronto resta aperto perché coinvolge esigenze diverse: da una parte la necessità di accelerare la risposta giudiziaria, dall’altra l’organizzazione del lavoro di magistrati, cancellieri e difensori e il tempo necessario ai giudici per studiare i fascicoli e riunirsi in camera di consiglio.
Le 31 misure contro il clan Petrone-Puccinelli
Le parole di Gratteri sono arrivate nel giorno di una nuova operazione antimafia nell’area occidentale di Napoli. I Carabinieri del Nucleo operativo di Napoli Bagnoli hanno eseguito 31 misure cautelari tra Rione Traiano, Pianura e Fuorigrotta.
Gli indagati sono ritenuti, allo stato delle indagini, gravemente indiziati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare il clan Petrone-Puccinelli. Le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento e resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
È proprio il contrasto tra la capacità investigativa della Procura e i tempi necessari per ottenere una decisione sulle misure cautelari che Gratteri pone ora al centro del problema. Per il capo dei pm napoletani, lasciare centinaia di istanze senza risposta per mesi, e in alcuni casi per anni, rischia di indebolire l’efficacia delle indagini più delicate.
Il tema passa adesso anche dalla nuova guida del Tribunale di Napoli e dalle decisioni che potranno essere prese sul fronte degli organici. Il dato delle 1.300 richieste pendenti diventa così non soltanto una denuncia del procuratore, ma il punto di partenza di un confronto sull’organizzazione di uno degli uffici giudiziari più grandi e complessi d’Italia.
