Donne dell'antica Pompei: la mostra sbarca a Oslo

La condizione femminile nell'antica Roma rivive a Oslo con la mostra Essere donna nell'antica Pompei

donne dell antica pompei la mostra sbarca a oslo

Dall'11 giugno al 4 settembre 2026un'inedita narrazione fotografica incentrata sulla quotidianità e sul riscatto dell'universo femminile romano

Napoli.  

 

Il racconto intimo, potente e per secoli parzialmente taciuto della condizione femminile nell'antica Roma varca i confini nazionali per approdare nel cuore della Scandinavia. Ha inaugurato ieri, 11 giugno 2026, presso la sala polifunzionale dell'Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Oslo, la mostra fotografica “Essere donna nell’antica Pompei”.

L'esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 4 settembre, rappresenta un'esclusiva declinazione per immagini della più ampia e acclamata rassegna archeologica che ha animato la Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei dall'aprile 2025 fino a gennaio scorso. Questo nuovo capitolo espositivo transnazionale nasce dalla sinergia scientifica e istituzionale tra l'Istituto di Cultura di Oslo e la direzione del Parco campano.

Cinque storie per rompere il silenzio dei secoli

Al centro del percorso visivo non si trovano le grandi divinità del mito o le iconiche figure del potere imperiale, bensì le vicende terrene e straordinariamente ordinarie di cinque donne di differente estrazione sociale. Attraverso una curatissima selezione di scatti fotografici d'autore, i visitatori norvegesi possono scoprire da vicino le esistenze di Amaryllis, la tessitrice, Asellina, la determinata ostessa, Eumachia, la lungimirante imprenditrice, Nevoleia Tyche, la liberta, Eutychis, la schiava.

I loro profili psicologici e sociali emergono nitidi da una sapiente commistione di immagini: dettagli di ritratti privati e monumenti funerari, affreschi, iscrizioni pubbliche, graffiti spontanei e oggetti di uso quotidiano. Un'indagine che scava in quelle "pagine di silenzio" che storicamente hanno avvolto la donna nel mondo antico, restituendo centralità ed emancipazione a dinamiche esistenziali finora relegate ai margini della storiografia ufficiale.

Un ponte culturale tra Italia e Norvegia

Il vernissage della mostra ha richiamato un folto pubblico e prestigiose personalità del panorama diplomatico e accademico internazionale. Ad inaugurare l'evento è stata la conferenza di Monica Salvadori e Monica Baggio, docenti di Archeologia classica presso l'Università di Padova e curatrici dell'esposizione insieme a Francesca Ghedini. Le studiose hanno illustrato i pilastri scientifici della ricerca, svelando la preziosa documentazione d'archivio e iconografica che ha permesso la ricostruzione delle singole biografie pompeiane.

All'evento hanno preso parte, tra gli altri, l'Ambasciatore d'Italia in Norvegia, Stefano Nicoletti, e due tra i massimi accademici scandinavi esperti di storia e archeologia romana, i professori Knut Ødegård e Jon Iddeng, a testimonianza del profondo valore scientifico e di interscambio culturale rivestito dall'iniziativa.

La direttrice dell'IIC di Oslo, Raffaella Giampaola, ha sottolineato la profonda attualità dell'esposizione: «La prospettiva femminile consente di raccontare la storia non solo attraverso grandi eventi e figure di potere, ma anche attraverso le esperienze quotidiane di donne appartenenti a diversi ceti sociali. In un contesto contemporaneo caratterizzato da una crescente attenzione ai temi dell'inclusione, questa mostra assume un significato particolarmente attuale. Essa promuove il dialogo interculturale, rafforza i legami tra Italia e Norvegia e invita a riflettere sulle continuità e sui cambiamenti nella condizione delle donne nel corso dei secoli».

La ricerca continua: alla scoperta di un'altra Pompei

L'approdo della mostra in Norvegia segna un punto di svolta anche per la direzione del sito archeologico campano. Il progetto dimostra come il patrimonio museale italiano possa fungere da volano per la ricerca internazionale e per una costante rilettura critica del passato.

«Con questa mostra – ha dichiarato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – portiamo a Oslo una ricerca profonda sulle vite di coloro che nelle fonti ufficiali non hanno trovato un’adeguata rappresentazione: le donne. Parliamo di quel 50% della popolazione antica, fondamentale per la società e la cultura dell’epoca a tutti i livelli, ma sistematicamente messo in secondo piano. Questo percorso fotografico vuole restituire la parola a quelle esistenze, offrendo al pubblico internazionale una nuova prospettiva, intima e potente, sulla storia di Pompei».

Secondo il direttore Zuchtriegel, la tappa di Oslo attesta che l'indagine scientifica non si è conclusa con la chiusura del grande allestimento del 2025: si tratta, al contrario, di un processo in continua evoluzione capace di stimolare nuove domande e di svelare, dietro l'immagine da cartolina della città sepolta dal Vesuvio, una Pompei inedita, complessa e profondamente umana.