L’ombra della tensione si allunga su viale Umberto Maddalena, dove il velo di riservatezza che avvolgeva la presentazione della proposta di legge sulla remigrazione è infine caduto. Saranno le sale dell’Hotel Millennium Gold a ospitare, in un clima di estrema polarizzazione, un vertice che mette seduti allo stesso tavolo anime diverse della destra italiana. Quello che doveva essere un evento quasi "clandestino" si è trasformato in un caso politico nazionale, non solo per i contenuti del testo in discussione, ma per la tempistica simbolica: una sfida aperta che cade proprio alla vigilia del 25 Aprile, la festa della Liberazione, agitando i fantasmi di un passato mai del tutto sopito.
Istituzioni e piazza: un dialogo controverso
La partecipazione di figure istituzionali di primo piano come il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano e il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa ha innescato una reazione a catena nelle opposizioni. Per il Partito Democratico si tratta di una legittimazione inaccettabile di movimenti che si autoproclamano fascisti, un "affronto" alla storia democratica di Napoli. Al fianco dei parlamentari siederanno infatti esponenti di spicco di Casapound, come Luca Marsella ed Emmanuela Florino, insieme alla scrittrice Francesca Totolo. Se da un lato gli organizzatori parlano di un necessario confronto su temi migratori, dall'altro la sinistra e il sindacato leggono tra le righe della "remigrazione" una maschera semantica per quella che definiscono una vera e propria politica di deportazione.
La difesa delle posizioni e i distinguo politici
Nonostante il fuoco incrociato, i rappresentanti del centrodestra non arretrano, pur cercando di tracciare un confine tra la propria azione di governo e le istanze più radicali. Sangiuliano ha tenuto a precisare che la sua presenza non implica una totale coincidenza con la proposta di legge, rivendicando però il diritto al confronto e respingendo quelle che definisce intimidazioni figlie di un presunto pregiudizio ideologico. Sulla stessa scia si muove Cantalamessa, il quale, pur sottolineando che l'organizzazione fa capo a un comitato ad hoc e non direttamente a Casapound, non nasconde una sintonia di fondo con l'orientamento generale del progetto. È una strategia del "doppio binario" che tenta di coprire lo spazio a destra senza però rompere formalmente con il linguaggio istituzionale.
Napoli antifascista: la risposta delle piazze
Mentre si prepara il dibattito, la città si mobilita in quella che si preannuncia come una giornata ad alta tensione per l'ordine pubblico. I centri sociali, inizialmente orientati verso piazza Borsa, hanno spostato il loro quartier generale in piazza Carlo III, pronti a muovere in corteo verso viale Maddalena per impedire quello che considerano uno scempio ai valori della Resistenza. La Questura è in stato di allerta, consapevole che il clima è surriscaldato dalle dichiarazioni di fuoco di queste ore. Anche la Cgil e l'Anpi hanno alzato la voce, ricordando che Napoli è la città delle Quattro Giornate e che non c'è spazio per provocazioni razziste in un tessuto urbano che ha fatto dell'antifascismo la sua pietra angolare.
Un 25 Aprile che inizia in anticipo
La frattura è ormai insanabile: da un lato il collettivo Mezzocannone occupato che promette contro ogni reminiscenza di estrema destra, dall'altro una destra che rivendica la sovranità del dibattito politico. Il presidente della Regione, Roberto Fico, ha già declinato ogni possibile coinvolgimento, segnando una distanza netta dalle scelte dei colleghi di schieramento opposto. In questo scenario, il corteo di domani non sarà che il preambolo di un weekend di mobilitazione che culminerà sabato con lo spezzone "No Kings" e le celebrazioni ufficiali della Liberazione, in una Napoli che sembra voler ribadire, oggi più che mai, la propria identità democratica contro ogni tentativo di riscrittura della storia.
