Per decenni, le Vele di Scampia hanno rappresentato, nell’immaginario collettivo nazionale e internazionale, il simbolo più cupo di un’urbanistica fallimentare, sinonimo spesso ingiusto di Gomorra e abbandono. Oggi quella narrazione sta subendo una mutazione profonda. Il complesso, che per mezzo secolo ha incarnato una ferita aperta nel tessuto di Napoli, sta cedendo il passo a un cantiere che non è solo di mattoni e cemento, ma di speranza. A poco più di cento giorni dal completamento, centosettanta famiglie si preparano a varcare la soglia di un’esistenza nuova, fatta di dignità, efficienza energetica e servizi di prossimità che, fino a pochi anni fa, qui sembravano utopie irraggiungibili. Ieri il sopralluogo per fare il punto sui lavori nel cantiere che sorge proprio nell'area che fu delle Vele ormai abbatute.
L'architettura come strumento di riscatto sociale
Il progetto ReStart Scampia, monitorato da vicino dal sindaco Gaetano Manfredi e dalla vicesindaca Laura Lieto, punta tutto sulla qualità dell'abitare. Non parliamo di cubi di cemento isolati, ma di edifici di cinque piani progettati con i crismi della modernità: cappotto termico per abbattere la dispersione, impianti fotovoltaici sui tetti e metrature pensate per accogliere nuclei familiari con dignità, includendo i doppi servizi. La vera scommessa dell’amministrazione comunale è dimostrare che l’architettura può influenzare il comportamento sociale. Come suggerisce l’ingegnere Emanuele Di Palo, alla guida del Gruppo Piloda che sta curando l’opera: dove non c’è degrado fisico, è più difficile che attecchisca quello sociale. La bellezza, insomma, come presidio di legalità.
Un modello che guarda al futuro della città
La visione che emerge dal sopralluogo istituzionale non si ferma alla consegna delle chiavi. L’obiettivo è trasformare il quartiere in un hub vitale, evitando l’errore storico delle cattedrali nel deserto. Ai piani terra degli edifici, la pianificazione prevede licenze commerciali che spaziano dai supermercati al commercio di vicinato, affiancati da un centro civico destinato ai servizi alla persona. La strategia di Manfredi è chiara: attrarre grandi marchi, realtà capaci di creare indotto e occupazione locale.
Si sogna l’insediamento di librerie e insegne di spessore, segnali concreti per rompere l’isolamento geografico e culturale di Scampia. Il traguardo simbolico, fissato per ottobre, sarebbe un’inaugurazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quasi a voler suggellare il ritorno definitivo di Scampia nel cuore pulsante dell’Italia democratica.
Le famiglie che occuperanno i nuovi alloggi, selezionate attraverso una graduatoria basata su un censimento rigoroso, non saranno semplici beneficiarie di un tetto, ma pioniere di un nuovo modo di abitare a Napoli. La scommessa finale, che si deciderà nei prossimi mesi, sarà quella di dotare Scampia di un’anima e di funzioni urbane in cui la necessità di spostarsi altrove per le piccole esigenze quotidiane diventi solo un ricordo del passato.
