Un milione di campani al voto e le ombre di brogli e camorra

Spariscono i simboli dei partiti dalle schede, a Portici il Prefetto invia ispezione d'urgenza

un milione di campani al voto e le ombre di brogli e camorra

Il campo largo tiene ad Ercolano, A Sorrento pesano le inchieste per corruzione

Napoli.  

Non chiamatele mischie da campanile. Ridurre il voto amministrativo che chiama alle urne quasi 1,1 milioni di campani in 88 Comuni a una semplice contesa locale sarebbe l'errore più imperdonabile di questa stagione politica. Dietro i confini dei municipi si sta giocando una partita a scacchi spietata, i cui riflessi arrivano dritti a Roma, anticipando le grandi manovre delle prossime elezioni Politiche. In gioco ci sono i destini di comunità complesse, alleanze fragili e l'eterno scontro di potere all'interno di coalizioni strutturalmente divise.

Il fattore centrosinistra: l'ossessione dell'unità e il "tabù" Salerno

Per il centrosinistra, la parola d'ordine è una sola, quasi un'ossessione: unità. Il tentativo di replicare il modello del "campo largo" (l'asse tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle) è la strategia dominante. Ad Avellino la missione sembra compiuta, tanto da spingere la segretaria dem Elly Schlein a chiudere la campagna elettorale con una profezia impegnativa: «Se vinciamo ad Avellino, cambia tutto...». Nel capoluogo irpino, il centrosinistra si compatta sotto la guida di Nello Pizza, nel tentativo di strappare la città agli ex sindaci Laura Nargi e Gianluca Festa.

Ma la profezia della Schlein si ferma alle porte di Salerno. Lì la segretaria nazionale non si è vista, e il motivo è il vero tabù del Nazareno: Vincenzo De Luca.Il "Governatore" si candida a sindaco per la quinta volta - la prima fu nel lontano 1993 - dopo un decennio alla guida della Regione. A Salerno non c'è spazio per il simbolo ufficiale del PD, nonostante il figlio di De Luca, Piero, sia il segretario regionale del partito. L'epica del ritorno dello "sceriffo" ha spaccato il centrosinistra: De Luca corre con 7 liste civiche, mentre M5S e Alleanza Verdi Sinistra (AVS) si rifugiano su Franco Massimo Lanocita. Una mossa, quella del Governatore, tacciata dai detrattori di voler semplicemente "riprendersi la città", frammentando un fronte che a Roma sognano unito.

Il centrodestra e lo sfilacciamento dei simboli

Se il centrosinistra fatica a trovare un'anima comune, il centrodestra campano si presenta al voto profondamente diviso, vittima di correnti interne che la dicono lunga sulla tenuta della coalizione di governo a livello nazionale. La fotografia della crisi è, ancora una volta, Avellino. Qui Fratelli d'Italia e Forza Italia sostengono Laura Nargi con simboli civici che ammiccano a quelli ufficiali, mentre la Lega si schiera apertamente con Gianluca Festa. La pace siglata alla vigilia delle liste tra i plenipotenziari Edmondo Cirielli (FdI) e Fulvio Martusciello (FI) è apparsa più un'esigenza da flash fotografici che una reale convergenza d'intenti.

Il paradosso diventa lampante nella provincia di Napoli. Nei 17 comuni sopra i 15 mila abitanti, i simboli dei partiti di governo spariscono dalle schede:

Fratelli d'Italia è presente solo nella metà dei comuni. Forza Italia registra una presenza ancora minore, fino al caso limite di Arzano, comune del segretario provinciale e senatore azzurro Franco Silvestro, dove la lista berlusconiana non è stata nemmeno presentata.

Ad Ercolano si assiste addirittura alla balcanizzazione: tre candidati diversi, uno per ciascun partito del centrodestra. Antonietta Garzia (campo larghissimo) si troverà contro Nicola Abete (FI), il veterano Luciano Schifone (FdI) e Luigi Fiengo (Lega).

Portici e l'ombra dei veleni

Il lato oscuro di questa tornata elettorale si concentra a Portici. Il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, ha inviato un'ispezione d'urgenza negli uffici elettorali. L'ipotesi è pesante: richieste di tessere elettorali con false deleghe e duplicati di certificati ritirati direttamente da candidati consiglieri.

A Portici è saltato il "modello Regione". Da una parte Claudio Teodonno (appoggiato dal PD, dai deluchiani e dall'ex sindaco Enzo Cuomo); dall'altra Fernando Farroni, sostenuto dai 5 Stelle. Uno scontro fratricida figlio dell'inimicizia storica tra Cuomo e il deputato grillino Alessandro Caramiello.

Questa tensione etica non è isolata. Il voto campano si inserisce nella tempesta che sta investendo Castellammare di Stabia e Torre Annunziata - comuni non al voto ma commissariati per infiltrazioni camorristiche - dove i sindaci civici uscenti lamentano il totale abbandono da parte dei partiti nazionali. A Sorrento, l'ombra delle inchieste per corruzione incombe sulla sfida tra il professor Ferdinando Pinto, Corrado Fattorusso e Raffaele Attardi, mentre a Melito, reduce da uno scioglimento per camorra, il centrosinistra tenta la carta del rinnovamento con la giovane Domenique Pellecchia.

Una tornata "in rosa" e i laboratori del napoletano

Non mancano le note di cambiamento. Questa tornata elettorale si tinge parzialmente di rosa: nella sola provincia di Napoli si candidano a sindaco 17 donne su 78 aspiranti totali nei 26 comuni al voto. Un dato in netta crescita rispetto al passato.

Sotto il profilo numerico, il laboratorio politico della provincia di Napoli mostra una tenuta dell'alleanza PD-M5S in 8 comuni sui 17 principali (si partiva da un solo municipio). I risultati di città popolose come Afragola (Gennaro Giustino per il centrosinistra contro Alessandra Iroso per il centrodestra), San Giorgio a Cremano (dove Michele Carbone guida dieci liste di centrosinistra ma senza i 5 Stelle, isolati con Patrizia Nola) e Pompei diranno se l'esperimento progressista ha un futuro o se le vecchie logiche di potere territoriale continueranno a dettare legge all'ombra del Vesuvio.