Il dibattito sulla gestione dei flussi migratori e sui centri di permanenza per i rimpatri si accende in Campania. Dopo la recente presentazione del rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione a Castel Volturno, la protesta si sposta nel capoluogo. Il prossimo 13 giugno a Napoli si terrà un incontro pubblico per ribadire il fermo "no" alla nascita di nuove strutture sul territorio regionale e nazionale. L'evento è promosso dal neo costituito Comitato Metropolitano di Napoli NO CPR, un cartello che unisce numerose sigle del mondo associazionistico, umanitario e legale, tra cui: Movimento Migranti e Rifugiati Napoli ed Ex OPG, EMERGENCY e Mediterranea Saving Humans, ActionAid, Associazione PianoTerra, ASGI e CIAC ETS, Chiesa Valdese Napoli, Rete Vesuviana Solidale e Associazione Frantz Fanon
"Non è ideologia, parlano 28 anni di dati e testimonianze"
I promotori della mobilitazione respingono con forza le accuse di muoversi per puro pregiudizio politico. La contrarietà ai centri di detenzione amministrativa, spiegano gli attivisti, si basa su 28 anni di esperienza diretta sul campo, analisi di dati, processi e drammatiche testimonianze raccolte all'interno delle strutture. "Ci danno degli ideologici perché conosciamo il significato tecnico di detenzione amministrativa e la disumanità dei rimpatri", spiegano dal Comitato. "In quasi trent'anni abbiamo assistito a rivolte, atti di autolesionismo e suicidi. Il fallimento di questi centri non dipende da chi li gestisce o da chi è al governo, ma dalla loro stessa natura istituzionale, che ricorda la logica dei vecchi manicomi".
Il Comitato punta il dito anche contro la propaganda securitaria e il nuovo Patto Europeo su asilo e migrazione, denunciando quello che definiscono un "disegno criminale" ai danni delle persone sprovviste di regolare permesso di soggiorno.
Il nodo giuridico: dal totalitarismo ai decreti sicurezza
A sostegno della propria tesi, le associazioni richiamano le analisi storiche di Hannah Arendt sul dramma degli apolidi e dei campi di internamento nel Novecento, specificando che non si tratta di "buonismo" ma di tenuta del sistema democratico.
Il principio cardine del diritto moderno è la sua universalità: se non vale per tutti, smette di essere un diritto e diventa un privilegio. Secondo gli organizzatori, accettare l'esclusione giuridica di una categoria di persone crea un precedente pericoloso. Il timore espresso dal Comitato è che le misure nate per il contrasto all'immigrazione clandestina -come la custodia o la detenzione amministrativa di polizia - possano estendersi ad altri gruppi sociali considerati "scomodi", rintracciando un primo segnale di questa deriva nelle misure di fermo preventivo introdotte dall'ultimo decreto sicurezza.
