Non è solo una questione di criminalità, è un’emergenza di solitudine e identità. Per quasi sette adolescenti su dieci, l’affiliazione a una baby gang non è (solo) una scelta di violenza, ma una disperata richiesta di inclusione: uno strumento per sentirsi accettati e parte di un gruppo. È il dato specchio di un baratro sociale, quello restituito dal report “Parla” (Prevenzione, aggressività, rischi, legalità, abusi), il progetto realizzato dalla Fondazione “I figli degli altri” e pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno.
La ricerca ha acceso i riflettori su un campione di 1.500 ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni, residenti tra le province di Napoli e Caserta. Il risultato è una fotografia nitida e spaventosa del disagio giovanile all'ombra del Vesuvio e nel Casertano, dove la devianza minorile si nutre della fragilità dei banchi di scuola.
I dati: tra bullismo e trappole digitali
Il report non si ferma alla fascinazione per le bande di strada. Dietro la cultura della sopraffazione c'è un sommerso di sofferenza quotidiana tra le mura scolastiche. I dati sul bullismo sono altrettanto drammatici: il 50% degli studenti delle medie dichiara di esserne stato vittima almeno una volta. Una percentuale che subisce un’impennata preoccupante quando si passa ai ragazzi più grandi, raggiungendo il 75% tra gli studenti dei licei.
A questo si aggiunge l'universo digitale, con il delicato e scivoloso capitolo del sexting tra i minorenni, specchio di una sessualità e di una socialità precoci, spesso prive di filtri e tutele, amplificate dalla cassa di risonanza dei social network.
Manfredi: "Modelli deviati dai social, servono esempi positivi"
Sul valore del report è intervenuto prontamente il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, inserendo il fenomeno in una cornice più ampia:
"È un problema non solo napoletano ma di tutte le grandi aree urbane nel mondo. Oggi ci sono modelli sociali che sono deviati, alimentati spesso dai social. Il lavoro educativo, l'impegno con le famiglie e la presenza di esempi positivi rappresentano l'unico antidoto per vincere una deriva che purtroppo fa le vittime che vediamo, produce atti di vandalismo e anche di violenza spesso gratuita".
Il primo cittadino ha poi tracciato la rotta per non arrendersi alla controriforma culturale delle strade, invitando a guardare ai tanti esempi sani che il territorio esprime: dallo sport all'associazionismo, fino al lavoro silenzioso delle parrocchie. "Noi vediamo le cose negative che forse emergono di più – ha concluso Manfredi – ma in giro c'è tanto bene".
Il Prefetto di Bari: "Sfida nazionale, non indietreggiamo"
Una linea di fermezza condivisa anche dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha sottolineato come la sottomissione alle logiche di branco sia prima di tutto una sconfitta educativa:
"La legittimazione di un giovane per entrare nelle baby gang, e quindi essere anche vittima di chi la dirige e la governa, significa che il giovane va ancora di più educato e accompagnato. È un fenomeno nazionale rispetto al quale non dobbiamo assolutamente indietreggiare".
Dal Prefetto è arrivato un appello alla risposta corale delle istituzioni e della società civile: "Quanto più emergono queste realtà, il nostro sforzo deve essere più incisivo, collegiale e unanime, perché solo così riusciremo a debellare questo fenomeno odioso. Tutti dobbiamo agire perché le baby gang possano diventare solo un ricordo".
La sfida del progetto "Parla" è proprio questa: rompere il silenzio e la fascinazione del branco prima che l'illusione di un'accettazione virtuale o violenta si trasformi in un reale binario morto.
