Nessuna privatizzazione all'orizzonte per la gestione dell'acqua a Napoli. A garantire il futuro pubblico di ABC (Acqua Bene Comune), l'azienda in house del Comune che gestisce il servizio idrico integrato in città, è lo stesso sindaco Gaetano Manfredi.
A margine della presentazione del Rapporto di Avviso Pubblico, il primo cittadino è intervenuto direttamente per spegnere le tensioni e rispondere alle ripetute manifestazioni dei comitati civici, preoccupati da possibili modifiche alla natura giuridica della società.
Il nodo tecnico: perché ABC è una S.p.A. ma non può aprire ai privati
La preoccupazione dei comitati nasceva dai vincoli normativi che impongono la trasformazione delle società di gestione delle reti in Società per Azioni (S.p.A.). Manfredi ha voluto chiarire l'equivoco, spiegando come proprio l'attuale quadro normativo rappresenti, in realtà, la blindatura più forte per la natura pubblica di ABC.
«C'è una legge nazionale, che riprende una direttiva europea, che prevede che le società che gestiscono le reti siano delle S.p.A.», ha chiarito Manfredi. «Ma visto che viene fatto un affidamento in house del servizio, questo può essere fatto solamente a una società che ha il 100 per cento di capitale pubblico. Qualora cambiasse capitale, l'azienda perderebbe la gestione del servizio».
In parole semplici, la trasformazione in S.p.A. è un obbligo tecnico-giuridico, ma il meccanismo dell'affidamento diretto (in house) impone un vincolo totale: se il Comune di Napoli vendesse anche solo una minima quota ad azionisti privati, ABC perderebbe automaticamente il diritto di gestire l'acqua della città.
Rassicurazioni ai comitati
Le parole del sindaco arrivano dopo settimane di mobilitazione da parte dei movimenti per l'acqua pubblica, storicamente molto attivi a Napoli (la città è stata l'unica grande metropoli italiana a dare seguito concreto all'esito del referendum del 2011, trasformando l'allora Arin nell'azienda speciale ABC).
