Migranti e rifugiati, Napoli in piazza per dire no a remigrazione e Cpr

In centinaia da Piazza Garibaldi alla Prefettura. In piazza anche l'assessore regionale Morniroli

migranti e rifugiati napoli in piazza per dire no a remigrazione e cpr
Napoli.  

 

Una linea di demarcazione netta, che unisce la protesta sociale della piazza campana al dibattito politico nazionale sulla gestione dei flussi migratori. Centinaia di persone hanno attraversato il cuore di Napoli, sfilando da piazza Garibaldi fin sotto i palazzi della Prefettura. L'obiettivo della mobilitazione, indetta dal Movimento Rifugiati e Migranti, è il secco "no" alle politiche per i migranti e alla nascita del nuovo Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) previsto a Castel Volturno, nel casertano.

Un corteo eterogeneo che ha visto la partecipazione di lavoratori stranieri, intere famiglie, sigle associative e movimenti studenteschi. Sul tavolo, oltre al rischio di una gestione puramente detentiva, una piattaforma di richieste ben precisa: permessi di soggiorno, contratti di lavoro regolari, salari equi, diritto all'abitare e accesso garantito ai servizi essenziali.

La manifestazione non ha assunto solo i connotati della protesta di base, ma ha registrato un importante avallo istituzionale. Tra i manifestanti era presente anche l’assessore regionale al welfare Andrea Morniroli, che ha voluto ribadire con forza la netta contrarietà e la posizione ufficiale della Regione Campania verso un modello di gestione giudicato puramente securitario e calato dall'alto. "La risposta non possono essere i centri di detenzione, ma politiche fondate su diritti, lavoro e inclusione reale", è il messaggio emerso dal confronto con le autorità prefettizie, a conferma della linea dura adottata dall'ente regionale contro l'apertura della struttura nel casertano.

Lo scontro politico: il modello integrazione contro la "remigrazione"

La piazza napoletana si inserisce in un contesto politico nazionale infuocato. Nelle stesse ore in cui i movimenti campani e i rappresentanti regionali rivendicavano regolarizzazioni e tutele, a livello nazionale si riaccendeva il dibattito sulla cosiddetta "remigrazione", tesi rilanciata dall'eurodeputato Roberto Vannacci e dalle forze della destra radicale. Laddove il discorso politico di una parte del Paese vira verso i rimpatri forzati e la chiusura delle frontiere, il fronte unito tra associazionismo e istituzioni regionali a Napoli ha provato a tracciare una rotta diametralmente opposta, rimettendo al centro la dignità del lavoro e l'inclusione sociale come unici veri strumenti di sicurezza e legalità sul territorio. La palla passa ora al Viminale, ma la resistenza della Campania ai CPR promette di non fermarsi qui.