di Filippo Notari
Si è raccontato a cuore aperto, svelando anche alcuni retroscena della sua vita privata. Ma, dall’Università degli Studi di Salerno, Simone Verdi ha soprattutto lanciato la sfida alla Juventus in vista del big match di domenica allo stadio "San Paolo". L’attaccante del Napoli, ospite del convegno “Sport-Educazione: storie, valori, testimonianze”, ha risposto con determinazione alle (tante) domande che gli sono state rivolte dalla platea composta prevalentemente da studenti universitari.
«Il campionato non è ancora chiuso.» ha ribadito Verdi, proiettando i tifosi già alla super sfida in programma a Fuorigrotta - «Dobbiamo cercare di vincerla assolutamente per accorciare le distanze dalla Juventus. Il destino è nelle nostre mani ma dobbiamo sperare anche in qualche passo falso da parte loro perché i punti di distacco sono parecchi».
Concentrazione e tanta voglia di far bene per regalare una gioia al popolo di Napoli. «L’obiettivo era di cercare di portare a casa almeno un titolo - ha proseguito Verdi -. Quindi dobbiamo anche provare ad arrivare fino in fondo in Europa League».
Rendimento di squadra che, inevitabilmente, potrebbe condizionare anche il futuro del calciatore. «In carriera il mio successo più grande è stato l’aver indossato la maglia della Nazionale. Ora devo lavorare per cercare di tornarci. Spero di avere continuità con il Napoli, mi alleno sempre per mettere in difficoltà il mister».
Verdi, “intervistato” dagli studenti, ha parlato anche dell’addio del capitano Marek Hamsik e di quanto accaduto a Kalidou Koulibaly. «Marek è una persona che manca all’interno dello spogliatoio. Non era solo per voi il capitano, ma per noi era un vero compagno di squadra. Uno che aveva presenza nello spogliatoio. Purtroppo queste cose nel calcio succedono.» - ha spiegato l’attaccante degli azzurri che ha raccontato quanto il gruppo sia stato vicino al difensore senegalese dopo le offese razziste ricevute - «Lui l’ha superata nel miglior modo possibile, anche perché all’interno dello spogliatoio non aveva solo compagni di squadra ma fratelli che gli sono stati vicino. Purtroppo sono cose che non dovrebbero succedere ma succedono perché l’ignoranza della gente esiste. Non solo nel calcio ma ovunque».
Sulla sua crescita nel mondo del calcio, Verdi ha sottolineato quanto sia stato importante, una volta arrivato al Milan a 11 anni, avere al fianco persone che consideravano «prima di tutto l’educazione fuori dal campo e che ci hanno fatto crescere più come uomini che come calciatori». E ha confessato che il suo exploit «c'è stato quando ho conosciuto Laura, una persona che mi completa».
