I sediolini, lo stadio, le commedie di quart'ordine

Mentre a Torino si faceva una rimonta storica a Napoli andava in scena una riunione tragicomica

Napoli.  

Torino – Napoli negli ultimi anni è stato l'asse sportivo italiano per eccellenza: polemiche e scudetti viaggiano da anni su questa tratta, senza nessuna analisi costi – benefici, peraltro.
Anche ieri, sebbene per motivi opposti, quella tratta è stata fondamentale per lo sport italiano, se non altro per spiegare perché, pur in assenza di analisi, i benefici sportivi, negli ultimi anni, siano andati tutti da una parte, o almeno a spiegare uno dei motivi.
Allo Stadium ieri si consumava una delle più belle rimonte europee degli ultimi anni: la Juventus che stanava dall'immaginabile arroccamento il baluardo dell'arrocco, l'Atletico, guadagnandosi l'inimmaginabile qualificazione.
Una dimostrazione di forza, di carattere, di unità, sì anche di unità, a prescindere dalle dichiarazioni del post Madrid che chiedevano quasi all'unanimità la testa di Allegri, alle polemiche per i biglietti e altre amenità varie.
Se a Torino andava in scena un vero colossal a Napoli quasi in parallelo si produceva una sceneggiata, l'ennesima, sulla questione stadio.
Nell'appuntamento alla mostra d'Oltremare per discutere di una roba da due minuti, i sediolini (con le Universiadi che sono alle porte peraltro) la nuova commedia: il patron avrebbe chiesto una policromia stile Dacia Arena, qualcuno gli avrebbe risposto con una battuta “Se vuoi riempire lo stadio compra i giocatori”, i toni si sarebbero alzati fino ad accuse di improbabili collusioni acquisite per osmosi dal luogo natio. Poi la fuga senza motorino stavolta, ma tra borbottii e maleparole. Al solito. Motivo: i sediolini.
E si potrebbe anche capire l'allergia per i tempi e i cavilli delle burocrazie statali: ma in tal caso non se ne accettano i dané, si tirano fuori, se non di tasca sfruttando i 120 milioni accantonati dalle economie del club in questi anni, e si va avanti da soli.
Ma è lana caprina:, il succo resta quello, stessa giornata, quasi stesso orario: da un lato si scrivono capolavori, dall'altro le commedie.