Ha sacrificato cinema e calcio, Adl, per pensare alla salute, annunciando attraverso i social di essersi fermato a Roma, al Gemelli, per un check up medico. E un check up a ben vedere servirebbe anche alla sua squadra, reduce da una sconfitta e da una prestazione imbarazzante con l'Empoli.
Un Empoli battagliero e in piena lotta salvezza, certo, contro un Napoli che ormai non vede manco col binocolo la targa della Juve e abbastanza tranquillo anche rispetto alle inseguitrici... ma la prestazione di ieri degli azzurri è davvero poca roba.
Possesso sterile, egoismi, gigionerie fini a se stesse e zero cattiveria e concentrazione contro un avversario che affondava costantemente e che solo la buona vena di Meret ha tenuto lontano da un bottino più cospicuo.
Stesso luogo, stesse caretteristiche mostrate dal Napoli di Benitez, che proprio a Empoli ne beccò 4 venendo travolto dai ragazzi di Sarri: anche allora il Napoli cincischiava inutilmente sulla trequarti senza mai affondare, anche allora prestava sovente il fianco all'avversario in ripartenza... e allora c'era Rafael in porta e non Meret, ecco spiegata la diversità di punteggio.
Aveva detto Ancelotti che queste gare sarebbero servite a valutare molti calciatori, quelli meno utilizzati in particolare, in vista della prossima stagione e quindi in ottica riconferme. Bene, alcune risposte sono nette, e non da ieri: Ounas non serve ad una squadra con ambizioni alte: è egoista, fumoso e inconcludente. Al meglio va dato in prestito per verificare definitivamente se potrà crescere o se è stato un investimento sbagliato. Discorso quasi simile per Luperto, ad oggi di Albiol ha solo le caratteristiche fisiche, lui va obbligatoriamente dato in prestito, perché oggi è acerbo, domani si farà. Giudizio sospeso per Younes: ha i numeri, è stato preso a costo zero e pare discretamente dotato anche di “cazzimma”.
E' quel che è Mario Rui: non è e non sarà mai ai livelli di Goulham ma da quella parte c'è poca roba anche altrove, come rincalzo quindi può anche restare. Ad oggi poi bocciatura netta per Verdi: dopo la gara contro quel che resta della Roma, più vicina alle sue ricchezze archeologiche che ad una squadra di calcio, ieri ha di nuovo toppato l'ingresso risultando nullo, è stato pagato 25 milioni e si è fatto pure “mantenere” prima di venire a Napoli, insomma, provare a rivenderlo magari all'estero per perderci il meno possibile, stile Gabbiadini, non sarebbe forse un'idea balzana.
Questo per quanto attiene ai singoli, a livello di collettivo la sconfitta di Empoli non cambia poi granché sul piano pratico: in campionato va semplicemente tutelato il secondo posto, non per una questione di utilità, visto che secondi o terzi in realtà non cambia nulla, quanto per un discorso di dignità, si sa che si chiuderà lontanissimi dalla Juve, si sa che al meglio si chiuderà con una decina di punti in meno rispetto agli anni di Sarri (si spera non 78 come l'anno di Benitez), ma finire terzi magari dietro l'Inter, squadra che ha incontrato difficoltà durante la stagione sarebbe umiliante.
Ma ciò a una condizione: che l'Europa League riservi almeno una finale, perché senza, e dopo aver dichiarato urbi et orbi di puntarci praticamente tutto, una stagione con una decina di punti in meno in campionato rispetto alla precedente, fuori dalla coppa Italia ai quarti, fuori al girone di Champions per quanto difficile e senza un percorso degno di nota in Europa League avrebbe un solo giudizio degno: fallimentare.
