Napoli: il Ciuccio non è risorto, troppi alleluja fuori luogo

Gli azzurri non segnano su azione dalla gara con la Roma. Chievo poca roba per giudicare

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Napoli.  

E' il Chievo in periodo Pasquale a fare da agnello sacrificale sull'altare del periodo difficile del Napoli, chiedendo venia ad animalisti, vegani e vegetariani per la metafora.
Scendono in B, i clivensi, dopo aver rimediato una sconfitta per 3 a 1 in casa, ieri, regalando la prima vittoria del mese di aprile al Napoli. Vittoria considerata scacciacrisi dai più, dai soliti in particolare. E' davvero così? Davvero quanto visto al Bentegodi può far da “Urka Urka tirulero oggi splende il sol” in vista del tentativo di remuntada di giovedì? A leggere il risultato sì, a essere opinionisti notoriamente e per mestiere ottimisti pure di più, a guardare quello che è accaduto in campo forse no.


Primo dato: il Napoli vince 3 a 1, ed era 3 a 0 fino al 90esimo. Un dato che ovviamente racconta di una gara mai in bilico, e così è: il Chievo è poca roba, sarebbe stato effettivamente troppo regalarle oltre il punto già regalato all'andata.
Il Napoli ne fa tre dunque, due con Koulibaly, uno con Milik: due da calcio d'angolo e quindi da palla inattiva, uno con una prodezza di Milik da fuori area.
Delle gare precedenti: con l'Arsenal non si sono fatti goal, col Genoa aveva segnato Mertens, prodezza da fuori area, con l'Empoli aveva segnato Zielinski, con prodezza da fuori area. Cosa vien fuori? Che il Napoli non segna su azione da quattro gare, dalla Roma quindi, e anche in questo caso ci sarebbe da analizzare la gara in sé.


Ed è il leit motive di questo periodo, e di molti in precedenza: non segna su azione il Napoli perché, come ricordato in altri articoli, non preme mai sull'acceleratore, affonda poco e quasi mai in maniera convinta, ricordando appunto la vena indolente del Napoli di Benitez.
Da quattro partite non si segna su azione, anche se andrebbe considerata un caso particolare la partita di Roma, con il Napoli che non affondava comunque salvo essere quasi invitato dalla totale assenza dal campo della Roma ad affondare, nel nulla praticamente.
La domanda dunque: perché? Atteggiamento? Malassorbimento degli schemi ancelottiani? Condizione fisica? Attaccanti inadatti?


Su quest'ultima domanda servirebbe un approfondimento a parte: Milik è arrivato a 20 gol stagionali, ha ancora a disposizione almeno 7 partite, al massimo 10 per rimpinguare un bottino già di per sé ottimo per uno che praticamente non giocava a calcio da due anni.


Detto ciò questi venti gol andrebbero “collocati”: Milik ha fatto zero gol contro la prima in classifica, la seconda è il Napoli, zero con la terza, zero con la quarta, per contare le sue reti in campionato bisogna partire dalla quinta in classifica; stesso trend a livello europeo: zero gol al Psg, zero al Liverpool, zero alla Stella Rossa, in pratica zero in Champions, e per tornare a segnare ha dovuto attendere il Salisburgo in Europa League. Si spera inverta il trend segnando a Inter, Milan e all'Arsenal giovedì, ma emerge la figura di un attaccante con un sinistro fantastico, numeri importanti, fisicamente pienamente recuperato ma non ancora a livello morale se nei big match non ha praticamente mai timbrato il cartellino. Da evidenziare ad esempio comode occasioni in area sprecate, vedi anche ieri, e sinistri da trenta metri all'angolino o gol inventati dal nulla come con la Roma.
Da stendere un velo pietoso, infine, sul gol preso alla fine della partita di ieri da Cesar, roba da museo degli orrori per immobilità, errori di posizionamento, marcatura a zona da categorie dilettantistiche.


Insomma, c'è più di un aspetto che fa ancora preoccupare al di là degli alleluja al ciuccio risorto decisamente prematuri. Ad oggi, più che a misteri fideistici e cose metafisiche sarebbe più cogente occuparsi di aspetti terreni: ad esempio far provare agli inglesi quanto difficile sia la digestione dei casatielli, di due o più specialmente.