Modello Ajax? Inapplicabile in Italia, men che meno a Napoli

Oggi tutti a chiedere di mutuare le politiche dei Lanceri: impossibile, specie per gli azzurri

Napoli.  

Nel day after quello che qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare Apocalisse, tutti ne esaltano e decantano i cavalieri, giovani, qualcosina in più rispetto ai quattro della Bibbia, e abbastanza più gradevoli rispetto a Carestia, Pestilenza e Guerra.
Lancieri, inoltre, non cavalieri: sono loro a far da herpes, finendo sulla bocca di tutti tra la serata di ieri, quando sfrontati e baldanzosi hanno portato a Torino quello che qualcuno ha avuto l'acume di definire Apocalisse.
Ed oggi naturalmente si raggiunge quasi l'unanimità sulla mozione Ajax: serve il modello dei lancieri per scardinare anche in Italia il dominio juventino...pardon, solo in Italia, ovviamente.


E i più ferventi sostenitori del modello Amsterdam, anche in base alle affinità e al comune uso del tricchebballacche. scoperti da una nota antropologa e genetista prestata al giornalismo, sono ovviamente i napoletani.
Tutto bello, non foss'altro che teorizzare l'applicazione del modello Ajax in Italia e a Napoli in particolare sarebbe come teorizzare la possibilità di fare il Carnevale di Rio in uno stato governato dal fondamentalismo islamico.
In campo ieri e contro il Real abbiamo ammirato giovanotti di età inferiore, quasi tutti, ai 25 anni, così sfrontati e senza patemi mentali da presentarsi a Torino pronti anche a gigioneggiare col pallone, più interessati a divertirsi che a vincere la partita. A prescindere dal dominio e dal fatto che avessero vinto 4 o 5 a 1 non avrebbero rubato nulla.


Il mister dell'Ajax, dato emblematico, all'andata e sull'1 a 1 ha mandato in campo tal Ekkelenkamp, che aveva fatto 19 anni solo 5 giorni prima, che era stato convocato prima di quella partita solo 3 volte in prima squadra, giocando in tutto 70 minuti. Ekkelenkamp è entrato in campo e ha sbagliato il gol che avrebbe consegnato ai lanceri la vittoria contro la Juve e avvicinato la semifinale: immaginiamo un 19enne mai convocato che sbaglia un gol ai quarti di champions nel Napoli, immaginiamo Gaetano schierato in Champions contro il Real che ha la palla per il gol vittoria e la sbaglia... il titolista dell'Apocalisse potrebbe tornare utile.


L'Ajax è quella squadra che cresce una generazione di fenomeni (Van Der Saar, Davids, Litmanen, Kluivert, Seedorf, Kanu, Overmars, Finidi, i De Boer) , vince una Champions e ne sfiora un'altra, vende, e a prezzo ovviamente carissimo quei fenomeni e non li sostituisce comprando per mantenere quel livello, aspetta la prossima generazione.
Aspetta una generazione anche a costo di passare anni senza vincere in Olanda e senza farsi notare in Europa, tant'è che da quella del 95 per avere un altro Ajax degno di nota si è dovuto aspettare il 2003, e dunque Van der Vaart, Van der Meyde, Sneijder, Ibrahimovic comprato praticamente a nulla e trasformato in un campione e così via. Per poi aspettare ancora 12 o 13 anni sfornando i vari Milik, Klaasen, Kluivert junior, Dollberg e “covando” alle loro spalle quei fenomeni di sicuro avvenire che rispondo al nome di De Jong, De Ligt, Neres, Zyech, buttandoci in mezzo un Tadic.


Quelli che fanno stropicciare gli occhi al mondo, cresciuti al costo di regalare campionati ora al Twente, ora al Psv, ora al Feyenord e dunque posizioni in Champions League e dunque soldi.
E sbaglia poi chi usa il modello Ajax come espediente narrativo per il “Vedete? Non conta prendere top player, non conta spendere”... errato, l'Ajax spende, e tanto, ma spende in casa sua, per le strutture, per l'educazione dei giovani, per crescerseli belli, forti, sfrontati e magari fenomeni. Se non lo fai devi spendere fuori, è evidente.
E si metta l'anima in pace anche chi usa il modello Ajax come modello vincente: non la vinceranno questa Champions, che andrà a una tra Liverpool, Barcellona e City, com'è giusto che sia. Quei ragazzi lì sono grossomodo un circo, come ebbe a definire qualcuno, ma non vincere per non vincere...che bella roba il circo.