Napoli: dai sogni agli schiaffi. Ecco i perché di un crollo

Dal volo di Kalidou all'ennesimo schiaffo di ieri: tra proclami, scemenze ed errori clamorosi

Napoli.  

UN ANNO FA.  365 giorni di distanza, dall'euforia di un volo nei cori di scherno dei corvi “Giammai gli asinelli volar”, con Kalidou che invece sfoderava le ali, dai sogni conseguenti, scippati malamente subito dopo solo per aver osato sognarli ma ricostruiti subito dopo, stavolta però interrotti da una rovinosa caduta dal letto.

LA SCOMPARSA Dov'è il Napoli? Allo stato è scomparso, e il perché non c'è. C'è solo una bacheca, stile quella dei polizieschi americani, con appuntate foto, post – it, elementi vari... si spera che conducano al ritrovamento dello scomparso e non passino alla scientifica.
Elementi che partono da un volo di un anno fa, nel cielo sopra Torino, da sogni infranti e da un amore saldo, saldissimo, ribadito ieri su uno striscione, interrotto causa forza maggiore, e poi post con sopraccigli alzati, discutibili foto da Charlie's Angels e divorzi e promesse e sogni riaperti anche con l'uso di qualche trucco lisergico e allucinogeno. Notti, poche, di passione, rimpianti prima sopiti poi palesi, sogni che si sgretolano tra fughe tentate e fallite di ex pretoriani prima insuperabili, fughe riuscite di ex capitani mai coraggiosi, fughe sognate da capitani capricciosi.
Il Napoli sbatte il muso per l'ennesima volta, tanto che anche le ancelle del sacro tempio del “tutto va bene madama la marchesa” balbettano già alla seconda t della frase: d'altronde in un mese in cui fai zero punti tra Empoli, Genoa e Atalanta ed esci malamente da un Europa League che doveva essere affrontata con Radetzky di sottofondo la preoccupazione viene naturale.

I NUMERI PARLANO CHIARO Troppi elementi dicono che c'è qualcosa che non va: è matematico ormai che in questa stagione non si faranno i punti del peggior campionato di Sarri (84), viene naturale pensare che non si faranno quelli che fecero Benitez e addirittura Mazzarri (78) con la differenza che con il primo giocava Britos titolare, a centrocampo c'erano Behrami e Dzemail, buoni, ma non paragonabili a Zielinski e Allan valutati ad occhio 150 – 160 milioni complessivi, e i rincalzi erano Mesto, Uvini, Reveillere, Radosevic; col secondo giocavano Aronica e Cannavaro, Pazienza e Gargano, Rinaudo e Gamberini, Rolando e Donadel...ed è stato detto tutto.
Poco conta, si dirà, a secondo posto acquisito 91 o 75 è uguale. Beh mica tanto, tralasciando lo striscione di ieri a dichiarare un amore mai sopito, c'è pure che se il pallone è divertimento o al limite per quello più bravo/fortunato vittoria, in assenza di vittoria almeno uno si diverte...e viene naturale sfidare chiunque a sostenere che quanto visto in stagione sia divertente un decimo di quel che si è visto in tre anni.
Poco conta, si dirà, la stagione è di transizione: eh no, lo sarebbe stata dichiarandolo dall'inizio, dall'estate. Invece già a luglio si parlava di scudetto, di squadra di qualità, di mercato eccellente perché i big non erano stati ceduti. In base a queste dichiarazioni, fatte peraltro da Ancelotti, non da un allenatore qualsiasi, il tifoso si sarebbe aspettato un altro tipo di stagione, è evidente.

IL CALCIO COME I MERCATI FINANZIARI E' come se una delle cinque aziende più importanti d'Italia avesse assunto il top manager del mondo, Pablo Isla o Tom Rutledge per intenderci, e questo dichiarasse urbi et orbi che il fatturato aumenterà del 50 per cento. Ci crederebbero gli investitori, ci crederebbero i mercati, ci crederebbero le borse... con tutto ciò che ne deriva. E di certo i mercati, la borsa, non starebbero lì a dire subito dopo “Beh oh, ma vi rendete conto che quello lì è Pablo Isla, e ha fatto guadagnare milioni di quattrini a chiunque, che vuoi che sia che stavolta abbia toppato?”... fuori dal mondo, palesemente.
La realtà evidente è sotto gli occhi di tutti quelli che gli occhi ce l'hanno, abbinati a un cervello peraltro: la stagione è fortemente negativa, per risultati, gioco, mancato rispetto degli obiettivi e non ultima per perdita di valore della rosa, che la si voglia giustificare con un secondo posto acquisito per totale incapacità delle altre o addirittura con le griglie di Gazzetta in estate, soprattutto con le griglie in estate è roba infima, veramente infima.

L'IDIOTA CAMPAGNA ANTISARRISTA E quanto accaduto ieri, dai 365 giorni di distanza allo striscione evidenziano un altro dato: la scelleratezza di una parte di stampa per una campagna assurda partita in estate. Una assolutamente non richiesta “controrivoluzione sarrista” per tramite di “Re Carlo”, volta a denigrare tre anni che avevano unito un tifo che la componente presidenziale aveva contribuito a dividere. Si ricordano infatti gli innumerevoli articoli e servizi su Re Carlo e l'elogio della concretezza contro il circo sarriano, Re Carlo e l'elogio del turnover contro i 13 – 14 uomini usati da Sarri, Re Carlo e Hamsik nuovo Pirlo, Re Carlo e la valorizzazione di giocatori come Ounas, Rog e Diawara che Sarri aveva messo ai margini. Qualcosa di indegno, che ha contribuito ad avvelenare un clima già avvelenato.

E ne ha fatti di errori Carlo nel frattempo: ritenendo adeguati giocatori inadeguati, vedi Rui, vedi Hysaj, vedi Ounas, vedi Verdi, che non andava acquistato. Ha dato l'ok a partenze che hanno fatto male: Hamsik che prima avrebbe dovuto essere il fulcro del gioco Ancelottiano e poi peso morto da mandar via. E ricordiamoci che senza Fair Play Finanziario per il Psg, ad oggi il Napoli avrebbe avuto anche Allan di meno...

LE CONCLUSIONI Le conclusioni dunque. Ad oggi per Ancelotti ci sarebbe la stessa domanda fatta da Ottopagine in estate: chi te l'ha fatto fare? Perché stante che pretendere di essere ingiudicabile sulla base del passato glorioso è follia pura, e se ti siedi e decidi di giocare diventi automaticamente giudicabile a prescindere dal passato, che resta, per carità, ma il medico dice come stai, non che grande salute avevi fino a due anni fa, e di ingiudicabile esiste solo Maradona, ti sei assunto un rischio altissimo accettando Napoli. Rischio che ad oggi è naturalmente quintuplicato: una nuova stagione negativa significherebbe chiudere la carriera con una figuraccia, anche andandosene poi in Cina a prendere una pensione dorata.
Ed essendo Carletto uno che al tavolo della trattativa ha un potere praticamente immenso si faccia sentire: se la rosa è inadeguata, concetto lasciato trapelare ieri da Carletto e i calciatori sono normali come detto anche da Mertens in preda allo sconforto, sbatta i pugni sul tavolo, tanto Ancelotti rimane Ancelotti, e anzi, otterrebbe stima ancora maggiore dimettendosi per l'indisponibilità a migliorare la rosa.
Nel caso in cui invece l'obiettivo di Carletto sia diverso, e cioè plasmare da zero una rosa di non campioni, di elementi alla Fabian o alla Meret, di fare da nume tutelare di una banda di giovanotti di belle sperenze va benissimo, ma lo dica, senza illudere parlando di scudetti, rose pronte, trionfi, perché se da queste parti hanno smesso di credere ad altri a lui credono ancora, non per sempre, s'intende.