IL PIZZONE di Gerardo Casucci Finché la barca va

L'associazione degli arbitri italiani di calcio dovrebbe dichiarare bancarotta e invece...

il pizzone di gerardo casucci finche la barca va
Napoli.  

Se fossi nell'AIA - l'associazione degli arbitri italiani di calcio che da alcune settimane interviene pubblicamente sui suoi grossolani errori autoassolvendo sé stessa e chi le conviene - dichiarerei bancarotta. È la stagione perfetta per farlo. Mi si deve dare atto che lo dico da tempo, sin da quando sentivo, un giorno sì e un giorno pure, grotteschi soloni televisivi e della carta stampata ripeterci di non fare dietrologie, non intorbidere le acque cristalline del campionato italiano.

Per carità, nessuno tocchi la classe arbitrale nazionale, convinti come siamo della sua buona fede e della verosimiglianza del principio - più volte erroneamente espresso - che "oggi a me, domani a te". Ma non è così. Ci sono arbitri cresciuti all'ombra ultradecennale della mediocrità e del servilismo e non v'è alcuna possibilità che qualcosa cambi, a meno di un terremoto come quello di 20 anni fa, che scardinò un perdurante sistema di potere e connivenze tra una società di calcio e le giacchette nere.

E se perfino la Juventus (avete sentito bene) - dopo la partita con l'Inter a San Siro - si lamenta, vuol dire che siamo proprio alla frutta. Prima il sabaudo Gianluca  Manganiello che, nei quarti di finale di Coppa Italia al Maradona, fa finta di non vedere un fallo da ultimo uomo del Como contro il Napoli e non ammonisce per la seconda volta lo stesso atleta allorché questi reitera i suoi illeciti comportamenti, e ora il romano Federico La Penna, che non vede una macroscopica simulazione dell'interista Bastoni (già ammonito!) a San Siro, la quale addirittura causa l'espulsione di un giocatore avversario. Sono questi tutti inequivocabili segnali che il mondo del calcio italiano è malato, gravemente malato, di arbitrio (appunto), incompetenza, arrivismo, protagonismo, dilettantismo e insopportabile insolenza.

Tutto ciò mentre "qualcuno" si diletta (ancora) a leggere e annotare il labiale di Antonio Conte - inferocito a giusta ragione (come già riferito) contro il sommo Manganiello - per chiedere lezioni esemplari per il tecnico del Napoli. Insomma, un bailamme assordante e ridicolo scuote il mondo del calcio italiano, che intanto scivola sempre più irreversibilmente nel dimenticatoio e nella mediocrità. Qualcuno avrebbe dovuto imparare la lezione e dimettersi (come ho più volte chiesto) in tempi non sospetti.

Ma si sa - e lo cantava anche Orietta Berti, regina della canzone nazional-popolare - "finché la barca va lasciala andare", almeno fino a quando, tra uno scossone e l'altro, non affonda.