Il silenzio di Aurelio De Laurentiis ha già prodotto un grande risultato, ma non so quanto benefico per il Napoli. Antonio Conte - primo allenatore nella storia della Serie A ad avere vinto il campionato con tre squadre differenti - ha rinnovato i suoi voti alla società partenopea con le seguenti parole pronunciate qualche minuto prima che iniziasse la partita al Maradona contro il Lecce: "Quando sono arrivato a Napoli, ho firmato un contratto per tre anni. Ogni anno, come lo scorso, ci siamo seduti con il Presidente a fare delle valutazioni, cercando di discutere e capendo dove andare. Lo faremo anche quest'anno a fine campionato in maniera molto serena, tutti sanno benissimo che io a Napoli sto molto bene, mi trovo bene. Al tempo stesso, è giusto fare delle valutazioni e vedere se è giusto andare avanti. Da parte mia c'è la massima disponibilità e la massima voglia di continuare il percorso".
Questo prima che il patron e tutto il resto del mondo vedessero l'ignobile spettacolo offerto dagli azzurri nel primo tempo contro i modesti giallorossi, solo cuore e svenimenti, che tra un rimpallo e una distrazione sono andati alla conclusione il doppio delle volte della squadra avversaria. L'errore più evidente dell'ex bianconero è sembrata la scelta di schierare un inguardabile Frank Zambo Anguissa, degno delle sue prove più fatue e incolori, e in linea con le sue peggiori performance post-scudetto di due anni prima. Il "condottiero" - come lo ha più volte chiamato il presidente - se ne è accorto e lo ha infatti cacciato, insieme a quell'Eljif Elmas che - dopo 5 mesi di partite ininterrotte e avendo cambiato più ruoli in una sola azienda di Mary Barra, Alex Gorsky e Ali Reza Arabnia messi insieme - non dava più segni di vita.
Insomma, liberatosi delle due palle al piede qualcosa è cambiato nel Napoli nei secondi quarantacinque minuti, anche perché Billy Gilmour ha finalmente trovato in Scott McTominay un compagno di reparto che si reggeva in piedi e perché dopo tanto vuoto podismo macedone giungeva sul prato del Maradona una bella zucca in saporita salsa belga. I due gol che ne seguivano consentivano agli azzurri di riscattarsi - in parte - dall'obbrobrio manifestato in precedenza, pur senza liberare i malcapitati tifosi dal suo dolente ricordo.
Così, lo confesso: è grande la tentazione di consigliare al presidente De Laurentiis di partire - appena finito il presente campionato - per un bel giro del mondo che duri almeno gli ottanta giorni magistralmente raccontati da Jules Verne.
