È venuto il tempo di voltare pagina: smettere l’ordinaria rappresentazione di un supponente sapere calcistico e tentare, almeno una volta, di seguire le prove, come nella migliore tradizione di un CSI di grissomiana memoria. E le prove sulla controversa stagione del Napoli dicono inequivocabilmente alcune cose sulla sua rosa che vado a elencarvi. A cominciare dal portiere.
Come era largamente previsto, Vanja Milinkovic-Savic è diventato il titolare, a dispetto del fatto che il suo coetaneo Alex Meret fosse il portiere di due scudetti nonché, da anni, nel giro della nazionale italiana (che lui ovviamente perderà). Certo, mi si dirà che quella nostrana è una rappresentativa senza capo né coda, perfetta espressione del nulla programmatico e gestionale del calcio in questo Paese. Ma la domanda che vorrei porre a tutti gli strenui difensori di Antonio Conte è: “Qualcuno pensa davvero che questa tendenza ad affermare sé stessi prima del gruppo non lascerà strascichi?”.
L’estremo difensore friulano - peraltro un ottimo portiere e forse perfino migliorabile - andava tutelato, se non altro perché è un ragazzo a modo e perbene che, da quel che trapela, se non “fa spogliatoio”, quantomeno non lo rovina. E chi, come Conte, è stato in team con tante prime donne sa bene di che parlo.
Scorrendo i reparti dal basso verso l’alto, ditemi chi saranno i titolari di domani - per iniziare - in quello difensivo, dopo aver “valorizzato” un vecchio Juan Jesus qualsiasi (che sembra andrà via a fine stagione), salvo poi escluderlo a cose ormai fatte, e mortificato quel Sam Beukema dall’alto costo e dal radioso futuro, entrambi svalutati e, a occhio e croce (qualcuno dice), irrimediabilmente danneggiati.
E vogliamo parlare dei tanti giocatori presi e azzoppati o dati via per prendere controfigure posticce e tutte ancora da decifrare? Penso a Lang e Lucca su tutti, a fronte di Giovane e dello stesso Alisson Santos, forse bravo e forse no, a dispetto delle inenarrabili storie fantastiche costruite intorno a lui molto prima di dimostrare alcunché. Ma ve li immaginate Neres e Santos insieme il prossimo anno con Conte in panchina? Io, onestamente, no.
Allora la domanda vera è un’altra: prima di aderire a eccitanti giochi di società sul prossimo allenatore e sui nuovi acquisti, bisognerebbe chiedersi se a gestire ancora la squadra azzurra sarà la famiglia De Laurentiis oppure no. Perché la stessa non reggerebbe finanziariamente la rotta intrapresa, unica oggi perseguibile per la guida tecnica di questi ultimi due anni.
