IL PIZZONE di Gerardo Casucci: La durata di una magia

La festa per i 100 anni del Napoli, emozioni e ricordi di grandi campioni

il pizzone di gerardo casucci la durata di una magia
Napoli.  

Con tutti i suoi immensi difetti, io amo Napoli e il suo irripetibile popolo, a cui auguro di combattere sempre contro ogni deriva di volgarità e arroganza. Ancora di più amo i tifosi della sua squadra di calcio: esempio contrario a qualunque semplificazione discriminatoria e razzistica. Se c'è qualcosa da fare per la squadra e con la squadra, sono i primi a farlo, che si chiamino ultras o semplici supporters. E con il massimo della passione e, scusate se è poco, anche con il massimo dell'intelligenza, dell'ironia, della signorilità e del buongusto.

Perciò auguro a me stesso e alla mia città che, ora più che mai, l'esempio parta dallo stadio - la tanto vituperata fossa dei leoni - e non il contrario. La piena dimostrazione di quanto ho appena affermato è tutta in uno striscione apparso nelle vie del centro, alle prime luci dell'alba, qualche giorno prima dei festeggiamenti per il centenario della società calcistica, che recitava così: "1905: il calcio a Napoli. 1926: il Calcio Napoli".

Poche parole emblematiche di due fatti, specchio di un'orgogliosa e inalterabile passione, di una fede incrollabile nei cuori dei tifosi, finalmente uniti da un amore che non prevede prevalenze o sudditanze, nobiltà o miseria, moralismi o lassismi. La festa era attesa ed è cominciata, per coincidenze temporali improrogabili, con la squadra ancora confinata a Castel di Sangro e senza neppure un suo rappresentante.

Sono arrivati comunque in tanti alla Rotonda Diaz, vecchie e nuove glorie, nonostante la città fosse stata ferita da una ennesima violenta scossa di terremoto qualche ora prima.

La prima cosa che ho pensato è che l'amata terra partenopea non volesse essere da meno e avesse voluto festeggiare, a modo suo, la felice ricorrenza. Ma un terremoto non è mai una boutade, soprattutto se arreca - come in questo caso - danni materiali e morali rilevanti.  Tornando alla festa, alla prima serata erano presenti, tra gli altri: Iezzo, Scarlato, Calaiò, Montervino, Bruscolotti, Di Fusco, Improta, Montefusco, Cané e Sosa. Nelle ore successive molti altri: i cosiddeti pezzi da novanta.

Mancava comunque il più grande di tutti: se n'era andato sei anni prima, ma la sua presenza aleggiava in ogni battuta, ogni incontro, ogni abbraccio. E non era la sola. Qualche ora prima ci aveva lasciati anche il grande Franco Baresi, coetaneo, rivale leale e amico sincero del Pibe de Oro, Diego Armando Maradona. Anche, e soprattutto, a uomini come loro si deve la secolare durata di una magia che, in queste ore, Napoli festeggia.