Un punto al Franchi, in fin dei conti, può anche starci. Quello che non ci sta, secondo Max Allegri, è tutto il resto. È soprattutto l'atteggiamento con cui il Napoli ha affrontato la ripresa dopo il gol della Fiorentina: arrendevole, appagato, quasi disinteressato alla possibilità di portare via da Firenze i tre punti. E se davanti alle telecamere l'allenatore azzurro ha mantenuto toni tutto sommato controllati, nello spogliatoio il registro sarebbe stato decisamente diverso.
Più di un muro, al termine della partita, avrebbe tremato. Allegri non ha gradito ciò che ha visto in campo e lo ha fatto presente alla squadra senza troppi giri di parole. Nel mirino è finita soprattutto la reazione al gol viola, quel momento nel quale il Napoli avrebbe dovuto ritrovare rabbia e carattere e che invece, agli occhi del tecnico, ha raccontato una squadra incapace di riaccendersi.
Del resto, Max aveva provato ad accendere proprio questa sfida, definendola una delle partite più importanti dell'anno. E dunque il punto conquistato può essere archiviato senza drammi, ma non può esserlo il modo in cui è maturato. Il tema non è soltanto tattico, non riguarda esclusivamente gli errori o le occasioni concesse: riguarda la fame. La voglia di vincere. La capacità di reagire quando una partita cambia volto.
In questo senso, il discorso di Allegri ricorda, pur nelle ovvie differenze e senza la stessa veemenza, quello mixed by Conte dopo la sconfitta di Bologna, col morto e relativo accompagnamento. Cambiano gli allenatori, cambiano i tempi e cambiano inevitabilmente i toni, ma il contenuto è simile: una squadra che non può permettersi di spegnersi proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di accendersi.
La sosta arriva dunque nel momento giusto. Non per dimenticare Firenze, ma per lavorarci sopra. I calciatori rimasti a Castel Volturno troveranno un Allegri intenzionato a chiedere risposte concrete. Risposte soprattutto in termini di rabbia, personalità e carattere. Il lavoro riprenderà già mercoledì, nonostante gli impegni delle Nazionali: una scelta programmata, certo, ma che offre al tecnico l'occasione per aumentare il lavoro sul gruppo e sugli aspetti che non lo hanno convinto.
E una mano potrebbe arrivare anche dall'infermeria. L'obiettivo è recuperare progressivamente uomini importanti e restituire ad Allegri un contingente più ampio. McTominay, Alisson, Giovane, Marianucci e Meret rappresentano pezzi che possono aumentare le alternative a disposizione del tecnico. Un Napoli più completo, nelle intenzioni, dovrà essere anche un Napoli più competitivo e soprattutto più difficile da spegnere.
Perché dopo la sosta il calendario non concederà molto tempo per rimettere insieme i cocci. Frosinone, Villarreal, Venezia, Bodo Glimt, Roma, Monza, Juventus, Porto e Lazio: una sequenza di impegni che metterà subito alla prova la capacità degli azzurri di cambiare passo.
Allegri, al momento, non è in discussione. Ma questo non significa che il tecnico non possa interrogarsi sulle scelte compiute in estate. La fiducia riposta nel gruppo finora non ha prodotto tutte le risposte attese e, con il senno di poi, potrebbe emergere la sensazione che qualche rinforzo in più avrebbe fatto comodo.
Prima, però, c'è da ritrovare quello che a Firenze è mancato più di ogni altra cosa. Non necessariamente uomini nuovi, ma un Napoli nuovo nell'atteggiamento. Perché un punto al Franchi può anche essere accettato. Quello che Allegri non vuole più vedere è una squadra che, dopo aver preso un gol, smette di giocare come se la partita fosse già finita. A Castel Volturno, adesso, si riparte da qui: rabbia, carattere e voglia. Le risposte dovranno arrivare in campo.
