IL PIZZONE di Gerardo Casucci: Nuovi argomenti

Riflessioni sulla Nazionale di Mancini e sul sistema calcio inquinato da privilegi e lotte di potere

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Napoli.  

Argomenti nuovi da trattare a campionati fermi per tre settimane - per dare spazio alle "fantastiche" nazionali - praticamente zero. Più un potpourri di temi triti e ritriti da annoiare anche i loro estensori. A partire dalla nuova Italia del bel figliol prodigo Roberto Mancini, che - come tutte quelle che l'avevano preceduta da tre lustri buoni a questa parte, salvo fortunose eccezioni - continuava imperterrita a perdere contro squadre più o meno normali, quali il Belgio del neoacquisto (qui vincente) Mark van Bommel. Tutti a raccontarci, appaciandosi, delle colpe di questo o quel calciatore, del sistema di gioco non sufficientemente ancora rodato, se non addirittura della "nuova filosofia" - ci sarebbe da chiedersi dove albergherebbe qui la sapienza - del tecnico marchigiano.

Già si paventano per la sfida con la Turchia grandi cambiamenti che finalmente manifesteranno al mondo intero l'ingiustizia per quanto patito dalla formazione azzurra in questi lunghi anni. Tra i malcapitati di turno c'è già il povero Alessandro Romano, ventenne bravo e di buona personalità, svizzero non per caso, di padre napoletano (e pure ex calciatore) e madre pugliese, in forza al bel Cagliari di Fabio Pisacane (napoletano anch'egli), e a provenienza Roma.

Merito a Mancini che ha avuto il coraggio di schierarlo in una partita importante e delicata, non tanto per la caratura dell'avversario quanto perché era la prima di un nuovo - e si sperava felice - corso. Il giovanotto pur non avendo affatto demeritato è stato individuato quale il capro espiatorio perfetto di un osceno primo tempo azzurro, essendo intoccabili i suoi tanto ricchi e famosi quanto inguardabili sodali di centrocampo, Nicolò Barella e Sandro Tonali.

Manco a dirlo è stato identificato tra i peggiori anche quel Giovanni Di Lorenzo, che certo bene non ha giocato, ma nessuno dice che tanto il disarmonico movimento della squadra quanto la totale mancanza di protezione offertagli dal divino centrocampista nerazzurro hanno inficiato quel poco di buono che il capitano del Napoli è oggi in grado di offrire al gioco del calcio. Resta un mistero il perché Giovanni Manna gli abbia rinnovato il contratto fino al 2030, se non per continuare a festeggiare insieme l'onomastico.

Insomma si rimesta nel torbido di un affluente senza badare al fiume (il sistema calcio in Italia, ndr), che è invece inquinato da tempo da privilegi e lotte di potere che con lo sport non c'entrano proprio niente. Non io, ma le ultime vicende federali, ancora, lo testimoniano.