Fuori dal coroil commento di Enzo Spiezia

Il sangue versato da due poliziotti e la retorica che lo lava

L'ennesima ferita ad un Paese che ama commiserarsi

il sangue versato da due poliziotti e la retorica che lo lava

Adesso che il sangue è stato versato nuovamente, e che a perdere la vita, uccisi mentre compivano il loro dovere, sono stati due giovani poliziotti, è possibile provare a sostenere, sommessamente, che è francamente insopportabile l'ondata di retorica che sta accompagnando anche questo dramma? Quante belle parole abbiamo ascoltato e letto in queste ore, quanta vicinanza. Anche stavolta finiranno purtroppo presto, il silenzio lascerà spazio solo al dolore ed al ricordo, custodito nei loro cuori, dei familiari delle vittime di Trieste.

Due agenti delle Volanti, il reparto della Polizia che i cittadini incrociano ogni giorno in strada, la prima interfaccia di uno Stato che interviene per aiutare chi è in difficoltà. Uomini in divisa abituati a vederne di tutti i colori, a sopportare turni notturni che metterebbero a dura prova la resistenza di chiunque.

Eppure, rispetto a ciò che di terribile è capitato a Trieste, si fa fatica a contenere la rabbia per la melassa di buonismo sparsa a piene mani, per il ricorso ad espressioni che non rendono giustizia. Perchè finiscono con l'alimentare una contrapposizione che non può e non deve esistere. Creare un dualismo tra la sicurezza di cui devono godere gli appartenenti alle forze dell'ordine, mentre operano per il bene collettivo, e i diritti di ogni persona fermata, è pericoloso.

E' illusorio perchè offre la prospettiva che la soluzione sia lì, pronta ad essere raccolta attraverso la compressione delle garanzie. Un poliziotto, un carabiniere o un finanziere possono essere di destra, di sinistra e di centro, ma tutto ciò poco rileva. Tutti agiscono, ovviamente, indipendentemente dalle idee che nutrono coloro che si trovano di fronte quotidianamente, ai quali non chiedono di certo l'appartenenza. Sono sottoposti alla legge, e solo ad essa rispondono.

E allora, perchè continuare a gettare sul tavolo della polemica politica la necessità del ricorso a forme 'più stringenti' di controllo in presenza di protocolli operativi già ben definiti? Piuttosto che urlare e gridare 'al lupo al lupo' contro quanti credono ai valori dello Stato di diritto, sarebbe il caso di dotare le forze dell'ordine di tutto ciò di cui hanno bisogno per muoversi nelle migliori condizioni possibili, anche e soprattutto nelle situazioni più difficili e complicate, invece di evocare strumentalmente l'urgenza di decisioni che richiamano le fin troppo abusate frasi come “pugno duro” e tolleranza zero”. Come se non ci fosse una possibilità diversa, mettendo da parte quella che spinge a contemperare tutte le esigenze. Nel segno delle rispetto e dell'attenzione alle regole che valgono per tutti.

Quella di Trieste è l'ennesima ferita inferta al corpo di un Paese che ama piangere e commiserarsi, che dimentica troppo in fretta. Non solo quando muore un tutore dell'ordine pubblico, ma anche quando la stessa sorte tocca a chi si guadagna la pagnotta in un cantiere.