Fuori dal coroil commento di Enzo Spiezia

Non ci sono rimasto male, la capisco: ha avuto paura di me

Il diario ai tempi del Covid-19

non ci sono rimasto male la capisco ha avuto paura di me

Giorno 16 anno Domini 2020. Non me la sono presa, l'ho capita: ha avuto paura di me. L'ho incrociata mentre mi accingevo a rientrare a casa dopo il consueto, rapidissimo giro mattutino. L'ho vista mentre stavo salendo a bordo dell'auto che in precedenza avevo parcheggiato al solito posto – ormai, a spostamenti quasi azzerati, è diventato fisso, quel posto -.

Era ad una cinquantina di metri, camminava a piedi, lentamente. Con un'andatura inevitabilmente appesantita dalle buste che stringeva tra le mani. Mi sono sembrate colme di prodotti alimentari evidentemente acquistati da poco. Era andata a fare la spesa, quella nonnina. Mi permetto di chiamarla così, non me ne voglia. Ho atteso che si avvicinasse un po'; poi, fermo ad almeno due metri da lei, le ho chiesto se avesse bisogno di aiuto, se volesse essere accompagnata da qualche parte.

Lei mi ha scrutato, mi ha puntato gli occhi addosso, in quegli istanti si è domandata cosa diavolo ci facesse in strada un tizio corpulento, e con la barba, che non conosceva, e perchè mai le avesse rivolto la parola. Ha abbozzato un ringraziamento, l'ha fatto con estrema cortesia ed ha tirato dritto. Sono andato via, pensando a ciò che mi era capitato.

Lei fa parte di quella schiera di persone che non è semplice raggiungere con gli annunci via social e gli articoli che parlano della possibilità, per chi è in difficoltà, di ricevere un supporto presso il proprio domicilio.

Lei è una di quelle pensionate che cercano di non dar fastidio agli altri, di non pesare, fin quando ci riescono, sugli altri. In cuor suo, magari, avrebbe desiderato accettare la mano che le avevo offerto, ma ha scelto di fare da sola, di faticare da sola.

Chissà se ha temuto i rischi di un eventuale contatto, seppure a distanza, o, come immagino, che fossi un malintenzionato pronto a dimostrarsi generoso per farla cadere in trappola e derubarla. Poveri anziani, le vittime più indifese e bersagliate da gente senza scrupoli che in ogni momento approfitta della loro condizione, frequentemente di solitudine, per mettere a segno truffe e furti.

Gli archivi di cronaca sono pieni, ci mancava solo l'emergenza da coronavirus a renderli ancora più comprensibilmente e legittimamente diffidenti e sospettosi. E allora, non c'è da meravigliarsi se la nonnina ha pensato bene di non dare confidenza a uno come me.

Fossi stato al suo posto, avrei fatto altrettanto. Meglio restare sulle proprie: anche se molti di meno, in giro ci sono comunque personaggi nei confronti dei quali il “distanziamento sociale” è d'obbligo.