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Napoli ko con l'Atalanta: Ancelotti tra presente e futuro

Gli azzurri divorano occasioni da rete in serie dopo il parziale gol del vantaggio di Mertens

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Sibillino e neanche tanto dopo l’Arsenal Dries Mertens, il belga che non vorrebbe smettere di volare ma che dopo la serata europea aveva ricordato alla piazza rumoreggiante che “siamo un gruppo di calciatori normali”. Quasi tutti reduci dall’impresa inutile dello Stadium un anno fa. E’ forse qui la chiave di lettura del processo di involuzione che dopo il blitz in casa della Roma ha bruscamente svuotato il Napoli. Il gruppo che attraverso l’intensità e il lavoro maniacale era divenuto invulnerabile fino al punto più alto del 22 aprile 2018 ha perso gradualmente automatismi, lucidità, soprattutto certezze. Riscoprendosi di fatto tra i più delli di questa normalissima serie A. Davanti alla porta avversaria va in scena puntualmente il festival del gol mancato. E' stato così anche nella prima ora di gioco della partita prima dominata, poi persa in rimonta con l'Atalanta. Milik è un ottimo giocatore, patrimonio della società ma non ha nel dna i numeri dei grandi del passato Cavani e Higuain. Il bomber famelico che al Napoli di oggi avrebbe risolto tanti problemi, e in netto anticipo in tantissime occasioni. Balzano poi all’occhio due dati per altrettante considerazioni: il pessimo trend neanche troppo recente dell’intera fase difensiva e il fatto che guardando la panchina metta fuori la testa il solo Gianluca Gaetano come possibile uomo staffetta per il centrocampo. Leggerezza con cui ci si è privati a gennaio di Hamsik e Rog, senza aggiungere altro, che sarà bene evitare per il futuro. Seduto in panca e ben stretto nel suo giaccone d’ordinanza Lorenzo Insigne è un altro tassello da risistemare al più presto al centro dei giochi. Ancelotti si interroga sul perché abbia mancato l’unico, vero obbiettivo indicato a Dimaro lo scorso luglio: arrivare in primavera con serbatoio fisico e mentale ai massimi livelli. Ricarichi innanzitutto la testa il Napoli, al più presto perché perdere il secondo posto in campionato sarebbe cosa poco piacevole. Quindi toccherà ad Ancelotti riformulare il Napoli: secondo la sua esperienza, le valutazioni d’un anno di campo e la disponibilità di spesa del club che non contempla “colpi folli” tra le opzioni. Nel rispetto della virtuosa tradizione dei conti. C’è da lavorare sodo, questo è certo, ma non è il momento di avallare che l’amarezza (comprensibile per la seconda sconfitta di fila per Ancelotti, prima volta per lui alla guida del Napoli) e quel pessimismo diffusi gettino tutto. Inutile invocare equilibrio, più opportuno chiedere al Napoli di scuotersi da un torpore cui lo spoglio San Paolo di lunedì in albis faceva da perfetta cornice.