Tutto a postdi Sergio Califano

I social e i rapporti che sono diventati di plastica

I guasti dell'insopprimibile desiderio di essere sotto i riflettori.

i social e i rapporti che sono diventati di plastica

Facebook ci ha dato tante cose buone e moltissime da dimenticare. Iniziamo dalle prime: abbiamo tanti splendidi amici, molti dei quali resteranno virtuali, ai quali va il nostro augurio affettuoso.

Abbiamo ritrovato tantissimi amici che credevamo persi irrimediabilmente nei ricordi di giovinezza, e tantissime ex ragazze che hanno fatto palpitare il nostro cuore e scatenato le prime tempeste ormonali. Abbiamo raccontato i fatti nostri, e chissà a quanti interessasse davvero saperli. Abbiamo  raccontato i nostri figli, le nostre trasgressioni, le nostre ricette della pasta al forno, la lavatrice guasta, l'aumento del condominio.

Tante emozioni buone, certo, qualcuna superflua, ma anche tante negatività: per ingenuità, per narcisismo, per l'insopprimibile desiderio di essere sotto i riflettori. Ma Facebook non aiuta a coltivare e nutrire i rapporti umani: i nostri telefoni di casa non squillano più e abbiamo perso il piacere straordinario di sentire una voce che ci faccia bene al cuore. E allora? Allora usciamo.

Riprendiamo a passeggiare per le strade alberate, come quando non c'erano cellulari e facebook e invece c'erano ancora gli alberi, guardiamo intorno sperando di incrociare uno sguardo rasserenante o maliziosamente complice.

Perchè ci sono tramonti da vedere e biciclette da inforcare, diceva Cesare Pavese: e adesso forse occorre tornare a vedere tramonti che non torneranno e imparare a non cadere dalla bicicletta. Una volta le storie d'amore si infrangevano definitivamente e spesso in maniera devastante guardandosi negli occhi in via Caracciolo, oppure a Posillipo al Parco della Rimembranza, tra singhiozzi, lacrime e atteggiamenti da duri (o da dure). Oggi non c'è spazio e tempo per le emozioni e allora basta un post cinico: Ti banno e ti cancello. Mi banni? Mi cancelli?

Ma io ero abituato ai tuoi odori, ai tuoi sorrisi, alle tue lacrime e ai tuoi vaffanculo. Oggi "mi banni"? No, questa tecnologia è disumanizzante. Se dovrà succedere voglio che tu mi dica addio a Marechiaro tra i taralli e le luci, tra i volti, tra le pieghe e tra le rughe di questa città disperata, voglio poter godere tramonti che non ritorneranno più, voglio provare a inforcare biciclette. E a non cadere.