Quando L'istat qualche giorno fa ha lanciato l'allarme sulla povertà in Italia e in particolare al Sud dove quasi la metà dei cittadini è a rischio di indigenza è come se il paese reale avesse suonato la sveglia. Il 70% di No al referendum costituzionale che si è avuto nel Mezzogiorno ha espresso quel profondo malessere ben fotografato dall' Istat per cui il 46% delle famiglie meridionali è a rischio povertà e non riesce nemmeno a garantirsi un vero pasto al giorno.
Particolarmente in Campania la situazione è disastrosa con 4 famiglie povere su 10 e una percentuale di disoccupazione giovanile reale al 51% .
Quello che più spaventa però è come questa povertà sta cambiando pelle.
Non sono barboni, nè senzatetto, ma persone che fino a ieri conducevano una vita normale e poi sono state travolte da un sistema sociale che non li tutela più. Sono loro che alla chiusura dei mercati settimanali percorrono le strade rovistando nelle cassette abbandonate e nei sacchi della spazzatura. E sono sempre loro che per mangiare vanno alla mensa della Caritas oppure ritirano pacchi alimentari nel primo pomeriggio o la sera nelle ore del giorno in cui non li vede nessuno. E' un fenomeno che interessa tutte le realtà della nostra regione, dalle aree metropolitane alla periferia di città di provincia come Salerno, Avellino e Benevento dove registriamo sempre più famiglie in condizioni di disagio spesso accompagnate dal sentimento di vergogna.
Il rapporto sulla povertà dell'istat pubblicato in questi giorni ci scuote tutti alla vigilia delle festività natalizie.
Negli ultimi anni la forbice dei redditi si è allargata. Se la media nazionale dei redditi si attesta su 24mila euro circa netti all'anno vediamo che in Campania il dato scende a poco più di 19mila euro al di sotto della media delle regioni del Mezzogiorno che si attesta sui 20mila euro netti annui.
Sempre più precaria la condizione dei minori. In Campania. quasi 1 bambino su 10, tra 1 e 15 anni, non riceve un pasto proteico al giorno e 1 su 5 non dispone di spazi adeguati per fare i compiti a casa. Quasi 1 bambino su 2 non sa cosa sia una settimana di vacanza trascorsa lontano da casa mentre uno su 10 non può partecipare alle gite scolastiche né festeggiare il proprio compleanno.
Dietro a queste cifre c'è però anche una enorme generosa e silenziosa filiera umana di solidarietà che va dalla Caritas al banco alimentare, passando per centinaia di associazioni, mense dormitori gestita dai frati preti e anche tanti laici. Gente che alla mattina presto si alza per andare ad aiutare gli altri. Accade ad esempio a Salerno dove è nato da qualche mese il primo ristorante sociale del Sud, il secondo in Italia. E' l' iniziativa dell'Associazione “L’Abbraccio-onlus”. Che ogni giorno accoglie individui e famiglie offrendo loro il pasto al costo simbolico di 1 euro. Ad oggi sono già duecento le persone che vengono qui per mangiare.
Il primo punto di riferimento per gli italiani in cerca di aiuto era e resta sempre la Caritas. Sono decine i centri di ascolto sui nostri territori. Secondo l'ultimo dossier della Caritas il 60% delle persone che in Campania si rivolgono alle diocesi per un aiuto (pasto, bollette, dipendenze) sono italiani.
Dall'altro lato ci sono centinaia di persone che ogni anno sprecano tonnellate di cibo.In Italia si è calcolato che buttiamo circa 108 kg di cibo pro capite all'anno. In Campania la città più sprecona è Napoli dove si buttano 3/500 gr di cibo/settimana.
Tocca alla politica ora decidere quali rimedi adottare. Le ricette del welfare sono state finora ampiamente disattese, perché assicurare livelli essenziali minimi, uguali per tutti, di politiche sociali pubbliche, costa. L'italia insieme alla Grecia è anora uno dei paesi europei a non avere una legge nazionale di contrasto alla povertà. Il Governo Renzi l'aveva avviata, se pur in maniera ancora embrionale e con risorse molto scarse, ma a questo punto la legge si congela in attesa che un nuovo governo riprenda il discorso.
I Cinque Stelle da tempo parlano di una sorta di reddito minimo di cittadinanza, non dicono ovviamente come finanziarlo, ma se dovessero essere chiamati a responsabilità di governo, non potranno esimersi dall'affrontare subito il tema soprattutto per il Sud. Perché alla fine sono queste le scelte attorno alle quali si costruisce davvero il consenso dei cittadini meridionali.
Rossella Strianese
