L'emergenza idrica continua a far paura in tutta la regione. Si cerca di correre ai ripari proprio perchè l'estate è appena iniziata e già molti comuni sono parzialmente senza acqua. Le piogge sono diminuite del 40 % quest'anno dimezzando le riserve a disposizione. In tutta la provincia i problemi sono gli stessi. Proprio per cercare di correre ai ripari questa mattina si è tenuto un vertice in prefettura a Salerno tra i rappresentanti della regione Campania e i rappresentanti delle società che gestiscono le varie reti presenti sul territorio salernitano. Consac che rappresenta 53 comuni del Cilento, ha avanzato diverse richieste per rendere gestibile la situazione in queste zone fortemente colpite dalla siccità degli ultimi mesi.
“Non ci sono gli stessi problemi in ogni realtà – ha precisato il dirigente Consac Felice Parrilli - ci sono differenziazioni da zona a zona. In questo momento noi come Consac siamo qui in prefettura per due tipi di problemi da porre sul tavolo, risolti i quali potremmo mitigare non di poco quella che immaginiamo possa essere la crisi idrica dei prossimi mesi. Un primo punto importante è quello del limitare, razionalizzare al meglio l'uso di due invasi artificiali che ci sono nel Cilento e dai quali noi attingiamo quantità di acqua non potabile da rendere potabile e immetterla in rete al servizio dell'utenza” precisa Parrilli.
“Poi siccome le dighe e gli invasi sono anche loro ai minimi storici bisogna privilegiare l'uso umano, se ci dovesse essere un uso idroelettrico questo dovrà essere sospeso, lo stesso se ci sono impianti di irrigazione che vanno razionalizzati opportunamente per conseguire dei risparmi. Noi stessi come gestori abbiamo messo in campo diverse attività per limitare i consumi – continua il dirigente Consac -. Abbiamo poi invitato tutti e 53 i sindaci a fare ordinanze che vietino l'uso dell'acqua che non sia strettamente domestico. Quindi vietato irrigare, vietato lavare piazzali, auto, chiudere le fontane pubbliche alimentate da acqua potabile. Ultima cosa da mettere sul tavolo è chiedere una deroga limitando l' acqua potabile che si immette in un fiume, il Faraone. E' importante che debba avere acqua per salvaguardare un ecosistema, ma anche la natura stessa è chiamata a soffrire”.
Sara Botte
