Un festino gay con uso di droga, a scoprirlo gli uomini della Gendarmeria vaticana. Sarebbe coinvolto nello scandalo un sacerdote di origini salernitane, don L.C queste le sue iniziali, 50 anni. Tutto si sarebbe svolto all’interno di un appartamento del Palazzo dell’ex Sant’Uffizio, lo riporta Il Fatto Quotidiano. Negli stessi locali per un quarto di secolo, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, ha ricoperto il suo incarico di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede prima di essere eletto Papa.
Il monsignore salernitano sarebbe stato prima ricoverato per un periodo nella clinica romana Pio IX, per disintossicarsi dalle sostanze stupefacenti, e poi inviato in un convento in Italia per un periodo di ritiro spirituale, dove sarebbe tutt'ora. Dal Vaticano non sarebbe trapelato nulla, anche se da indiscrezioni pare che Papa Francesco non avrebbe nascosto la sua ira dopo aver appreso del blitz. Pare che qualcuno poi si sia lamentato per un continuo andirivieni dal portone di ingresso, la sera, di persone che erano abituali frequentatori del monsignore.
Da voci che circolano si apprende poi che l’appartamento dove si consumavano i festini a luci rosse a base di droga non dovesse essere assegnato al segretario di un capo dicastero, l'abitazione era infatti riservata ai superiori: prefetti, presidenti o segretari della Curia romana e non semplici monsignori.
Lo stesso discorso per la macchina lussuosa con la targa della Santa Sede, anche questo privilegio riservato ad alti prelati. Molto probabilmente era proprio questo veicolo che consentiva al suo proprietario di trasportare la droga senza essere mai fermato dalla polizia italiana.
Redazione Salerno
