“Non potrei mai dimenticare quella telefonata alle 7 di mattina, era Paolo Villaggio”. Triste e dispiaciuto come se a lasciarlo fosse stato uno di famiglia, così Marco De Simone, giornalista salernitano, il primo a scrivere un libro sul grande comico, parla dei sui ricordi dell'attore genovese, reso celebre dal ruolo del ragionier Fantozzi, morto questa mattina intorno alle 6 a 84 anni, a Roma.
“Questa volta è davvero accaduto”, si stenta a credere alla notizia. “Non potrò mai dimenticare la prima volta che l'ho sentito al telefono. Mi chiamò alle 7 di mattina, era il 2005 all'epoca della mia prima tesi di laurea proprio su Paolo Villaggio e sul personaggio di Fantozzi. Villaggio scriveva per l'Indipendente e fu proprio da loro che ebbi un contatto con lui. Mi rispose ad una mail la sua segretaria. “Domani mattina ti chiamerà Paolo Villaggio alle 7”, puntai 4 sveglie e lui davvero chiamò. “Sono Paolo Villaggio, chi è Marco?”. Mi fece i complimenti e lo ringraziai. “Per qualunque cosa chiamami – disse – gli risposi che l'avrei invitato alla discussione della mia tesi”. Quando lo contattai declinò l'invito dicendo di avere degli impegni cinematografici”.
Intanto Marco De Simone si è laureato e dalle sue due tesi su Fantozzi è nato nel 2015 il libro “Memorie dal sottoscala. Fantozzi ti amo”, edito dalla casa editrice Amarganta e curato dalla editor Tina Galano. Una lettura cinematografica e sociologica delle tematiche fantozziane. Famiglia, morte, amicizia con un parallelo con i personaggi di Fedor Dostoevskij. “Dopo quella telefonata decisi che dovevo incontrarlo dal vivo – racconta Marco – e tramite il teatro dove si esibiva a Roma entrai in contatto con il figlio Piero per concordare un'intervista.
Era l'ottobre del 2013, appuntamento alle dodici di mattina nella sua casa romana. Avevo il treno a Salerno alle 7.02, ma la sveglia, come tradizione fantozziana vuole, non suonò. Mi svegliò mia madre alle 6.31. Proprio come nel primo tragico Fantozzi fui pronto in 4 minuti, da Pontecagnano alla stazione di Salerno in 5 minuti infrangendo ogni legge della fisica con la mia Renault Clio. Presi il treno, arrivai a Roma e chiamai il figlio. “Speriamo che si ricordi – mi rispose – ma come? Io sono a Roma. “Ma non possiamo vederci domani, vabbè va venga per le 16 – rispose Villaggio. Alle 16 lo richiamai “Maestro sono De Simone, sono qui” “e bussa no se no come ti apro!”. Mi aprì la porta in vestaglia, accompagnato da due grandi labrador.
Io ero uno semisconosciuto, senza agente o casa editrice e si è fatto intervistare per un'ora e mezza. E' stato gentilissimo, mi ha autografato le tesi. Gli ho poi inviato copia dei miei libri, il figlio mi disse che lo stava leggendo”continua De Simone. Da allora dice di averlo sentito sporadicamente per gli auguri e di essere sempre rimasto in contatto con il figlio Piero e con il suo collaboratore Gioacchino Corbelli. Ma cosa avrebbe detto Paolo Villaggio di questo clamore mediatico che sta accompagnato la sua morte Marco De Simone ne è sicuro “avrebbe detto che tutto questo buonismo dopo la sua morte è una cagata pazzesca”. Però dopotutto Villaggio è di tutti – continua De Simone – come lo sono i suoi personaggi, essere il primo a scrivere di lui è stato solo un onore”.
Sara Botte
