Il Vesuvio brucia ancora. Attacchi a De Luca

I vigili del fuoco smentiscono la firma della convenzione con la Regione

Il governatore replica: c'è chi risolve i problemi e chi fa propaganda. Proseguono le indagini delle tre procure. L'ipotesi di una strategia unica dietro i roghi.

La situazione ora è sotto controllo ma il Vesuvio brucia ancora. Anche se la nuvola immensa di fumo non si vede piu` a distanza, continua il lavoro immane degli uomini del soccorso così come proseguono le indagini delle tre procure interessate, Napoli, Nola e Torre Annunziata.

Gli inquirenti hanno acquisito la notizia dell'esplosione di due razzi segnalatori, avvenuta giovedì scorso, primo giorno di fuoco che potrebbe aver dato inizio all'inferno. Un inferno poi alimentato dai tre inneschi differenti ritrovati sul territorio.

E mentre si combatte anche contro i primi sciacalli che hanno preso di mira le abitazioni evacuate a Terzigno, gli investigatori battono ogni pista utile per risalire ai criminali.

L'ipotesi principale resta quella del «messaggio» criminale per arginare la lotta all’abusivismo avviata nei comuni del Parco Nazionale. Altri moventi potrebbero essere legati al mondo del bracconaggio ma si valutano anche le ipotesi collegate al mercato del rimboschimento e della bonifica dei terreni.

La certezza è che ci siano state «mani» diverse nelle attivita` di incendio probabilmente coordinate da un'unica strategia criminale. Intanto scoppia la polemica sulle responsabilità relative alla macchina dei soccorsi. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, è pronto a chiedere lo stato di calamita` naturale al ministero dell’Agricoltura. Ma il governatore è finito sotto il fuoco incrociato dei suoi oppositori.

La questione riguarda la convenzione con il corpo dei vigili del fuoco. Proprio ieri De Luca ha annunciato il pagamento degli straordinari per 400mila euro» e che sono stati destinati «ulteriori 200mila euro agli interventi boschivi.

Ma il sindacato dei Vigili del Fuoco smentisce che l’accordo sia stato ancora siglato e parla di cifre insufficienti a fronteggiare tutte le emergenze della Campania.

Arturo Scotto di Mdp parla dei roghi addirittura come l'11 settembre del nostro territorio, e insieme al parlamentare Roberto Speranza è andato in prefettura a Napoli per chiedere un monitoraggio sulle licenze edilizie.

Dura anche l’accusa di Armando Cesaro, capogruppo regionale di Forza Italia e del grillino Luigi Di Maio che attacca: il silenzio delle autorità è una vergogna.

«Come sempre, di fronte ai disastri, c’è chi lavora per risolvere i problemi e chi pensa a fare propaganda». Ha replicato De Luca.

Intanto è già cominciata la conta dei danni. Duecento ettari di Parco Nazionale del Vesuvio sono ufficialmente perduti. Il che significa spese ingenti per il rimboschimento e le opere di mitigazione del rischio frane. Senza considerare i danni sul fronte sanitario, con le polveri sottili che hanno fatto registrare livelli record in tutta la Campania e i danni ecologici per ripopolare di animali l’area andata in fiamme; sullo sfondo vanno considerate le perdite per il comparto turistico e commerciale che ruota attorno al Vesuvio. In tutto almeno 100 milioni di danni. Ma la stima è approssimativa.