Operazione in America: si prega per la 20enne Giada D'Avino

E' affetta da una rara malattia

In queste ore la giovane scafatese Giada D'Avino sarà sottoposta a due delicati intervento chirurgici in America. La 20enne è affetta da una malattia rara, la malformazione di Chiari. Oggi finalmente a otto anni dalla scoperta della malattia per lei un barlume di speranza. Tutta Scafati spera nella sua guarigione. In questi mesi sono state organizzate diverse raccolte fondi e iniziative per supportare le ingenti spesi mediche che la famiglia dovrà sopportare. La giovane iniziò a stare male nel 2010 quando aveva 13 anni, dopo un tuffo a mare con gli amici.

Giada iniziò a lamentarsi per forti cefalee, per un dolore intenso a collo e alle spalle, e ad avvertire debolezza e rigidità su tutto il lato destro del corpo. I sintomi peggiorarono fino a quando Giada iniziò ad avere problemi di scrittura, di deambulazione, di perdita di sensibilità su tutto il lato destro del corpo e difficoltà di deglutizione. Accusava spesso fatica, aveva una visione doppia degli oggetti e le pupille che non seguivano lo sguardo. Si trattava dei primi sintomi di un deficit neurologico grave.

Il 13 settembre il neurochirurgo decise di operarla perché i deficit neurologici che si stavano presentando potevano essere difficili da recuperare. Sono poi passati sette anni di difficoltà, cefalee, dolori e malesseri generali. Le gambe hanno iniziato a non reggerla più.

“Ho cercato in questi mesi le spiegazioni dei medici ed ho ascoltato le loro proposte di interventi che non sarebbero stati risolutivi - scrive Giada - La mia patologia è rara e non è molto studiata. Nessuno mi ha dato delle certezze, mi hanno chiesto di affrontare un altro intervento di decompressione che però con molte probabilità sarebbe stato inutile perchè non mi avrebbe eliminato la Siringomielia e mi hanno detto che se non l’avessi fatto sarei finita in carrozzella.

Qualcuno mi ha detto anche di restare così, senza far nulla, perché tanto l’intervento era pericoloso e senza certezza di risultato era inutile rischiare. Poi - continua Giada - finalmente ho contattato un neurochirurgo italoamericano altamente specializzato nella mia malattia, che ha fatto luce sulla mia condizione. Mi ha consigliato non uno ma due interventi insieme.

Lui sa come aiutarmi, ha studiato la mia patologia, mi ha spiegato che sarà un intervento a quattro mani, difficile e delicato, ma che è l’unica cosa da fare se voglio tornare ad avere il completo uso delle mie gambe. Mi ha garantito una possibilità di guarigione del 90% e mi ha assicurato che perderò solamente il 25% percento della mobilità del mio collo. Ho paura e tanta. L’America è lontana e mi fa paura, ma in Italia non mi hanno dato queste certezze, non mi hanno garantito questo risultato. Ma si sa, in America tutto è più grande, tutto è, forse migliore, ma sicuramente tutto è più caro”. Oggi finalmente il giorno della speranza per Giada è arrivato.

S.B.