"Ri-partiamo da noi stesse": è uno degli slogan alla base dell'iniziativa promossa da Lions Club Branch Salerno Minerva e associazione onlus "La Fenice – sportello di ascolto contro la violenza", nell'ambito del convegno al comune "Lègami di sangue – consapevolezza e sensibilizzazione", con il patrocinio di Comune di Salerno, Ogepo Unisa, "Di.re – donne in rete contro la violenza" e Fondazione Menna. "Essere donna in questa società è complicato, ma forse la cosa più complicata è la rivendicazione dell’equità nel rispetto della diversità. Diversità - hanno sottolineato i promotori dell'iniziativa - perché uomo e donna sono diversi ma complementari, non in lotta tra di loro in nome di un’uguaglianza che non può essere tale. Nella Preistoria, ai tempi del Paleolitico, esisteva una società semplice in cui ognuno aveva un ruolo, il ruolo della donna non era per nulla inferiore a quello dell’uomo, era semplicemente “diverso”. I compiti, infatti, erano stati divisi in funzione della forza fisica. I più “forti” uscivano a caccia, i più “deboli” lavoravano la terra. Nel pieno rispetto gli uni degli altri".
"Poi la forza si è trasformata in prevaricazione e infine in sottomissione. Basta dare un’occhiata ai numeri delle violenze e dei delitti d’ammore (che con l’amore nulla hanno a che fare), un bollettino di guerra. Da Nord a Sud, in questo la nostra povera Italia è avvilentemente unita.
"Spesso la colpa di queste donne è stata quella di aver trasgredito al ruolo imposto loro dalla cultura di appartenenza, in sostanza di essersi prese la libertà di decidere cosa fare della propria vita, di aver detto qualche deciso "no" al proprio padre, marito, amante e per questo sono state punite con la morte", le parole della professoressa Maria Rosaria Pelizzari, direttrice dell’Ogepo dell'Università di Salerno.
Ma la violenza non è solamente fisica, quale donna non ha provato almeno una volta quel fastidioso richiamo al ruolo, quel senso d’inadeguatezza e di frustrazione. "La vittima in qualche modo giustifica il proprio carnefice per proteggersi", dice la dottoressa Carla Milanese psicologa e socia del Lions Club Branch Salerno Minerva. Diversi studi confermano che le donne sono più brave a scuola e all’Università, ma quando si entra nel mondo del lavoro, le cose cambiano. Riescono ad arrivare, in buona percentuale, fino a una certa posizione, poi – vuoi per scelta, o per discriminazione – le percentuali diminuiscono drasticamente, fino quasi ad annullarsi, nei ruoli di vertice.
"Questo perché - si legge nella nota - sin da bambini alle donne si insegna ad essere perfette e agli uomini si insegna ad essere coraggiosi, ed è anche quel retaggio legato alla perfezione che rallenta il riempimento del gap di genere. Anche questa è una forma di violenza, psicologica, legata all’impotenza di imporsi in base al merito. Le donne devono imparare ad essere coraggiose, a prendere qualche rischio, solo questo basterebbe a far scricchiolare il soffitto di cristallo che si frappone come un ostacolo insormontabile e invisibile, alla realizzazione della equità nei diritti e alla reale possibilità di fare carriera nel campo del lavoro per categorie storicamente soggette a discriminazioni. La donna deve poter autodeterminarsi, scegliere insomma se vuole stare in casa o lavorare o ancora studiare ed anche se vuole diventare mamma oppure no, se vuole “affittare” il proprio corpo oppure prendere il velo. Deve poter scegliere chi vuole essere. Bisogna sfondare le barriere sociali, culturali e psicologiche".
"Don Vincenzo…io sono Dio, io ho i soldi…a me tutti, anche le autorità mi stendono il tappeto rosso…io non ci facevo caso, quanto coraggio c’è voluto per denunciare uno che diceva di essere la legge": questo è quanto afferma Grazia Biondi, presidente dell’associazione Manden, diritti civili e legalità – donna resiliente. Ciò che va rivendicata è l’identità, con orgoglio perché ognuno è unico nella propria peculiarità.
