Corisa2 dovrà a pagare le spettanze a 2 lavoratori licenziati

Rispoli: La giustizia trionfa e dimostra la debolezza di chi ha creato 49 esodati

corisa2 dovra a pagare le spettanze a 2 lavoratori licenziati
Salerno.  

I lavoratori licenziati dal Corisa2 hanno diritto alle spettanze. Lo ha stabilito il giudice Caterina Petrosino nell’udienza dell’11 settembre, respingendo la richiesta di sospensione del decreto ingiuntivo. Esultano due operatori, che in precedenza facevano parte della manodopera del Consorzio di Bacino. Da un anno, circa 250 dipendenti messi alla porta, di cui 49 in mobilità, attendono di veder riconosciuti i propri diritti, in particolare il riconoscimento del Tfr da parte del Consorzio. Due sono coloro che, tramite l’ufficio legale della Fiadel e l’avvocato Ignazio Ardizio, hanno intentato causa, uscendo infine vincitori.

Non solo il decreto ingiuntivo non è stato sospeso, ma sono stati riconosciuti il credito ai lavoratori e il pignoramento verso terzi che loro stessi attiveranno. Oltre alle spettanze, il Consorzio è stato condannato a pagare le spese processuali. «Una giustizia che trionfa e dimostra la debolezza del Corisa2, nella persona del commissario Corona, che invece di procedere con un piano di risanamento, ha creato 49 esodati e sta rinviando il tentativo di gestire in maniera chiara, lineare ed equilibrata il processo di liquidazione – afferma Angelo Rispoli, segretario Fiadel – In questo momento la giustizia sta trionfando. E’ triste che i lavoratori di un Ente pubblico debbano andare nelle aule di giustizia per avere quello che gli spetta. Esprimo il mio riconoscimento alla dottoressa Petrosino, che ha risolto in maniera celere il dibattimento. Grazie anche all’avvocato Ardizio». Resta in piedi la questione relativa al futuro dei lavoratori licenziati. «Facciamo appello all’assessore regionale, Fulvio Bonavitacola, affinché convochi un tavolo di trattativa per il Consorzio di Bacino Salerno 2, dando risposte sulle problematiche finanziarie e sul futuro occupazionale degli operatori».