Quando arrivava alla casa di accoglienza dei missionari Saveriani riusciva a mettere allegria a portare sempre un po' di gioia in mezzo a tanta disperazione. Gli altri senzatetto che ogni sera si rifugiano nella struttura e i tanti volontari lo conoscevano come Dipo.
La sua è una storia come tante, di immigrazione, fatica, ulimiazione, dolore e solitudine. Quando lo abbiamo incontrato, due anni fa, non riusciva a trattenere le lacrime. Il suo racconto, spezzato dai singhiozzi, aveva commosso tutti (qui il video dell'intervista realizzata per La Linea su Ottochannel Canale 696). Giunto in Italia dal Bangladesh sedicii anni fa aveva fatto tutti i mestieri dell'immigrato irregolare. Prima nelle cucine, poi sulle spiagge a fare tatuaggi e vendere braccialetti e nei campi. Da Venezia a Roma a vendere rose per strada e infine a Palma Campania, tutto l'arco dello sfruttamento, dodici ore di lavoro al giorno, 7 giorni su 7, nelle fabbriche che confezionano abiti firmati per le grandi griffe, sempre a nero, sempre con la promessa di un pagamento che non arrivava mai.
Quando è arrivato a Salerno si è arrangiato con qualche lavoretto, ma non aveva una casa, ha cominciato a chiedere l'elemosina, poi è arrivata la bottiglia, unica amica di tante notti fredde.
Di lui non si avevano più notizie ormai da più di dieci giorni. Sul Trincerone, dove solitamente stazionava, non si vedeva da diverse settimane. Dipo era malato. La vita per strada, gli stenti, l'alcol: un mix micidiale anche per il suo cuore di 40enne.
Nella giornata di giovedì è giunto presso l’ospedale Ruggi d’Aragona in condizioni disperate, è morto poche ore dopo il ricovero.
"L'ultima volta l'ho incontrato per portarlo a fare una doccia e gli ho fatto l'ennesima romanzina... si stava buttando via, era molto provato fisicamente, e come sempre mi aveva promesso di smettere. Si fidava di noi, sono riuscito persino a farlo rimanere seduto qualche minuto per farsi tagliare i capelli. Per noi era prima di tutto una persona" dice Antonio Boifacio, direttore dell’Ufficio Migrantes dell'Arcidiocesi Salerno Campagna Acerno che lo ha cercato per circa 10 giorni, fino alla tragica scoperta.
Dipo è la terza vittima della strada a Salerno. In pochi giorni sono scomparsi tre senzatetto che facevano parte di quell'esercito di invisibili che dormono alla stazione e non hanno più nulla per cui vivere, immigrati che si accompagnano spesso a italiani che hanno perso lavoro e famiglia, uniti nella stessa sorte, invisibili, abbandonati da tutti.
“Dipo era una persona, era un fratello, era un amico molto caro a tutti i volontari dell’Accoglienza dai Missionari Saveriani - ha scritto Antonio Bonifacio in suo ricordo “Avevamo imparato a volergli bene per come era, con le sue fragilità che spesso lo portavano a non prendersi cura di sé, con la sua storia fatta di tentativi di sopravvivere, con la sua sensibilità che lo portava a commuoversi per quel che accadeva, per quel che ricordava. Oggi gli vogliamo ancora bene e, come già accaduto con altri scomparsi prima di lui ma con i quali abbiamo incrociato le nostre viste, ci mancherà all’apertura del cancello, ci mancherà durante la cena, ci mancherà la mattina, ci mancherà alla sua panchina luogo caro dove sapevamo prima o poi di ritrovarlo”.
Dipo non aveva più i documenti, i volontari stanno cercando in qualche modo di rintracciare i familiari. Noi vogliamo ricordarlo così, con le sue parole, una testimonianza vera e sincera che ci ha toccato nel profondo. Ciao Dipo.
