Su proposta del consigliere Rocco Galdi e dopo quattro lunghi anni di inutilizzo, sono stati smontati i gabezo sul Lunogmare Marconi a Torrione. Strutture che, con il passare del tempo e degli anni, erano diventata fatiscenti, rovinate dalle mareggiate e dalla salsedine, imbrattate da alcuni giovani.
La proposta è stata portata avanti negli ultimi giorni dal consigliere Rocco Galdi, presente sul lungomare nella giornata di ieri, mentre gli addetti ai lavori procedevano con le operazioni di smontaggio. Originariamente le strutture erano state messe sul lungomare cittadino a disposizione della comunità bengalese e senegalese per la vendita di prodotti. Una situazione che non è mai stata sfruttata dalla comunità perchè considerata "lontana dalla realtà economia della città". I cittadini bengalesi e senegalesi, infatti, erano stati allontanati dall sottopiazza della Concordia per essere spostati a Torrione. Una decisione che non è mai stata accettata.
Dopo quattro anni di inutilizzo, l'amministrazione ha deciso di toglierli per lasciare "libero" lo spazio sul lungomare.
Il residente della zona, Salvatore Cricchio, è sollevato dalla rimozione delle strutture inutilizzate: “Vanno via i gazebo della discordia, quando furono istallati l'amministrazione non si rese conto di quello che stava facendo. Ora va di moda fare queste strutture pubbliche, abbandonarle e poi fare le famose riqualificazioni tanto care alla nostra amministrazione e ai sindaci.” Il cittadino racconta, inoltre, che la condizione in cui versa il lungomare cittadino non è delle migliori: “Sul marciapiedi si può trovare ancora la sabbia delle mareggiate, ma non delle ultime, bensì quelle di due anni fa. Qui non viene mai a spazzare nessuno, per non parlare della condizione in cui versano le aiuole. È tutto un abbandono.”
Una battaglia portata avanti anche dall'amministratore Dante Santoro che ha visto una effettiva risposta da parte dell'amministrazione, seppur “tardiva e assurda” così come commentato dal consigliere Santoro. “Nessuno ci restituirà questi tre anni in cui un pezzo del lungomare della città è stato sottratto alla collettività, soldi buttati per avere degli ecomostri colpevoli di aver deturpato anche il paesaggio, gazebo mai usati per un progetto mai partito.” Il duro affondo di Santoro.
