Tavolini e gazebo, la Soprintendenza è out

La Corte Costituzionale cancella i pareri dell’ente paesaggistico sui permessi d'installazione

Salerno.  

Dehor, gazebo e tavolini, adesso la Soprintendenza è out. Non serve più il via libera in quelle zone ritenute d’elevato valore paesaggistico da parte della Soprintendenza, con l’iter burocratico che è destinato a subire una brusca accelerata. Una boccata d’ossigeno per tanti gestori d’esercizi commerciali costretti a lungaggine burocratiche con una serie di permessi da richiedere in incastro fra gli Enti. Il via libera arriva dalla Corte Costituzionale con la sentenza numero 140 sul ricorso presentato dalle regioni Veneto e Campania, cancella due norme datate 2013 e 2014, su proposte del Governo. In pratica s’imponeva alle Soprintendenze di gestire, ma anche rilasciare, i permessi per l’installazione di strutture rimovibili nei centri storici delle città. Sospirano gli esercenti della zona rossa di Salerno – che va dalla stazione centrale fino al Teatro Verdi – che non saranno più costretti ad incastrare i permessi fra Comune e Soprintendenza. Ad oggi, giacciono negli uffici di via Tasso una ventina di richiesti per l’installazione dei dehor a cui la Soprintendenza non ha ancora espresso pareri in merito. Proprio in questa zona, dove vige per il rilascio dei permessi d’installazione dei dehor anche il parere, fino ad ieri ritenuto determinante, della Soprintendenza, sarebbero stati riscontrati i maggiori casi limite. Casi che, tra l’altro, registrano il pagamento della regolare Tosap per l’occupazione del suolo pubblico ma senza il permesso per l’installazione del dehor se non la classica scia edilizia. Insomma, si parla anche di prelievi fiscali robusti, visto che alcuni esercizi commerciali, per la presenza di gazebo e barriere frangivento arriva a pagare qualcosa come 24mila euro per il tributo comunale. Restano, però, le incertezze, nonostante lo scorso anno, dal Comune di Salerno, siano state indicate delle direttive uniche con le strutture semifisse che non devono avere un’altezza superiore ai due metri e venti e con un’apertura di almeno trenta centimetri. Gli arredi esterni totalmente chiusi non sono permessi dal Ruec e per questo motivo, ai ristoratori che non hanno rispettato i criteri in assenza di un’apposita normativa, sono stati dati due anni per potersi adeguare. Ma tutte le proroghe sono in via di scadenza con l’autunno alle porte che già profila una nuova task force da parte delle forze dell’ordine, in particolare della Guardia di Finanza, sui permessi di costruzione delle strutture rimovibili al di fuori degli esercizi di ristorazione cittadino. Per tutti, adesso, ci sarebbe da adeguarsi direttamente al Ruec con la stragrande maggioranza degli esercizi commerciali, in particolare quelli nella zona in cui vigeva il parere della Soprintendenza che ha lasciato trascorrere i due anni di proroga inutilmente. Da Palazzo di Città, intanto, sono in partenza circa un centinaio di missive ad altrettanti proprietari con richiesta di mettersi in regola sia con la struttura e sia con i pagamenti della Tosap. Nel dettaglio, si tratterebbe di una 60ina di richieste d’adeguamento dei dehor secondo il Ruec. La restante parte delle missive, quaranta circa, riguarderebbero il pagamento arretrato dei tributi comunali e, nel dettaglio, la Tosap. Sarà un autunno caldo, con i berretti verdi che scenderanno in strada con il chiaro intento di verificare tutto l’iter burocratico dell’installazione di dehor, gazebo e barriere frangivento sul territorio comunale, secondo i dettami del Ruec. Intanto, proprio la sentenza della Corte Costituzionale è al vaglio della commissione consiliare “Annona e Turismo” presieduta da Felice Santoro. Una riunione che è stata aggiornata con la richiesta d’audizione del dirigente del settore Avvocatura, Di Mauro, per relazionare sugli aspetti della sentenza numero 140.

 

Antonio Roma