Omicidio Vassallo, Cagnazzo: «Caso chiuso solo quando troveranno il colpevole»

Il colonnello è uscito dall'inchiesta: «Angelo era mio amico, è stato frainteso il mio impegno»

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Salerno.  

«Per me questo caso sarà chiuso solo quando sarà trovato il vero colpevole. Sono d’accordo con chi dice che la verità è nelle carte processuali, ma non è quella raccontata finora ed è in quelle 80mila pagine». Lo ha detto il colonnello Fabio Cagnazzo in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno (altre dichiarazioni sono state rilasciate anche ai quotidiani La Città e Le Cronache) in merito all’inchiesta sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Il carabiniere - che era stato arrestato e poi, dopo diversi mesi, scarcerato - venerdì è stato prosciolto dal gup che ha, invece, rinviato a giudizio l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e Giovanni Cafiero che dovrà rispondere solo dell’accusa di traffico di droga.  

«È una vicenda che mi ha danneggiato sotto il profilo professionale e privato. Anche se in tanti mi sapevano innocente, molta gente si è fermata ai titoli di stampa. E nel frattempo, non ho più ricoperto nessun incarico di prestigio, per anni sono stato ingiustamente bloccato nella carriera, proprio io che per l’Arma ho dato tutto, anche nell’immediatezza dei fatti, quando c’è stato l’omicidio. Angelo era mio amico, avrei voluto per primo verità e giustizia, già nel 2010. Nonostante tutto, la mia più grande amarezza è un’altra. È stato frainteso il mio impegno. Non mi interessa tutto il resto, la carriera, i problemi personali e medici, ma non sopporto che la mia buona fede per arrivare alla verità sia stata fraintesa e girata a modo loro. Nella mia vita l’unico obiettivo è sempre stato solo servire la brava gente».