Sulle note di “Vado al Massimo”, Vasco Rossi ha infiammato l’Università degli Studi di Salerno dove nel pomeriggio il “comandante” ha ricevuto il conferimento del dottorato honoris causa in comunicazione e politica. “Abbiamo voluto lasciare una traccia nella coscienza collettiva”, ha spiegato il rettore dell’Ateneo salernitano Virgilio D’Antonio. “Le sue opere sono un’autobiografia collettiva per generazioni e generazioni”.
L’artista non ha nascosto le emozioni, ricordando il suo legame con la città di Salerno a cui sono legate tappe importanti della sua vita. “Un dottorato per me, non me lo aspettavo eh. E invece eccolo qua”, ha esordito Vasco Rossi nel corso della sua lectio magistralis. “Significa che ora potrei anche insegnare, ma tranquillizzo i miei detrattori. Continuerò a fare concerti”, l’affondo di Vasco che ha poi ricordato. “Avevo 25 anni la prima volta che venni a Salerno. Mi ci aveva mandato una cartolina era quella del militare. Ricordo un golfo meraviglioso. Entrai in caserma, mi misero a dormire vicino la finestra e si stava benissimo. Ci sono tornato un po’ di anni dopo e il destino mi riservò un appuntamento bellissimo. Qui fu concepito il mio primogenito”.
Vasco ha poi toccato temi sociali e politici importanti. “Il mio compito è prendere sogni e anche qualche incazzatura e trasformarle in canzoni”, il Vasco pensiero. “La parola è preziosa perché può dare voce a chi non ne ha. Per questo chi comunica deve sapere che ogni parola costruisce un clima. Anche il silenzio comunica. Questo dovrebbero sapere quelli che parlano in pubblico”. E infine una riflessione: “Lo studio e la conoscenza aprono le menti e rendono liberi dai pregiudizi e dall’ignoranza”.
