Far riemergere il sommergibile Velella. E’ questa l’iniziativa di Vincenzo Pellegrino ed Angelo Avallone. Fondatori dell’associazione Salerno Capitale, i due salernitani, hanno da mesi hanno avviato una campagna di sensibilizzazione avente ad oggetto le peculiarità storico-culturali di Salerno e della sua Provincia. “E’ una operazione utopistica, ma noi ci crediamo – affermano Pellegrino ed Avallone -. E’ a 8,9 miglia da Punta Licosa, a circa 138 metri di profondità: al suo interno giacciono ancora i corpi dei soldati morti per la nostra patria. E’ giunto il momento di andarlo a ripescare. L’Italia si vanta di avere grossi mezzi militari in grado di recuperare relitti a più di 300 metri di profondità, pensiamo ad esempio alla nave Anteo, dotata di un minisommergibile attrezzato a questi scopi: il Velella è a soli 138 metri. “Forse le reali motivazioni sono altre. Il Velella fu silurato ad armistizio già firmato, forse la paura è quella di ritrovare carte di bordo “scomode”. Sta di fatto che, a più di 70 anni di distanza, è incredibile come, malgrado le numerose iniziative, nessuno abbia accolto le istanze di chi vuole soltanto dare degna sepoltura ai propri caduti. E pensare che americani ed inglesi vengono ancora qui a ricercare i loro dispersi. Noi, che ce li abbiamo a 138 metri di profondità, non muoviamo un dito”.
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