E' sbarcata questa mattina al porto di Salerno tra i 1048 migranti anche una bambina libica, disperato il padre che ha affrontato con la sua famiglia un viaggio lunghissimo in gommone solo per cercare di salvare sua figlia, affetta da una grave malattia, che nel proprio paese di origine non sono riusciti a curare. A raccontarlo Sara Moutmir, giovanissima mediatrice culturale di origine marocchina della Flai Cgil, che ha prestato la sua assistenza alla giovane famiglia. Un padre 33enne, con la moglie di due anni più giovane ha affrontato il mare insieme alle proprie figlie una di 5 e l'altra di 3 anni, solo per cercare una cura alla malattia della più piccola. Nel loro paese di origine, infatti, non sono riusciti, vista la situazione attuale di guerra e devastazione, ad avere una diagnosi per la piccolina che è ceca e non muove entrambe le gambe, non riuscendo a tenersi in piedi.
“Quando hanno chiesto al padre perchè fosse partito, per motivi di guerra o politici lui ha risposto per salvare mia figlia – racconta Sara – si è commosso nello spiegare le atrocità che hanno dovuto affrontare in viaggio, continuamente spaventati dal mare, teneva stretta, custodendola la cartella clinica della piccola, preoccupandosi per tutto il tempo che non si bagnasse o sciupasse, è stato tremendo e duro ascoltare il loro racconto. Li abbiamo rassicurati dicendo loro che ora saranno seguiti”. La famiglia è stata portata ora in un centro di accoglienza a Marina di Policastro. Una testimonianza che conferma la grande importanza durante gli sbarchi dell'operato dei mediatori culturali che riescono ad accogliere in prima persona i migranti, rassicurandoli e tranquillizzandoli, una mano tesa e delle parole di conforto che possono essere comprese.
Sara Botte
