Sono stanchi, sono preoccupati, sono però ancora disposti a camminare per le strade della città per cercare di trovare una soluzione di continuità alla propria condizione lavorativa. Il corteo di questa mattina indetto dai lavoratori delle Fonderie Pisano è partito alle 9 dall'opificio di via dei Greci, a Fratte, sfilando per le vie del centro cittadino, per concludersi in piazza Portanova. Sono ormai mesi che i dipendenti dello stabilimento cercano di sensibilizzare anche la cittadinanza sul proprio stato di immobilità, data la chiusura della fabbrica. Nel luglio scorso si tenne la stessa manifestazione, e da allora ben poco è cambiato, le fonderie sono sempre chiuse, e il rischio di perdere il lavoro per i 130 dipendenti è sempre più un'ipotesi concreta. Se l'impianto, infatti, non tornerà al più presto produttivo la proprietà potrebbe avviare la procedura di mobilità, con conseguenti licenziamenti. Unica via d'uscita resta la tanto invocata delocalizzazione, ed è proprio quello che chiedono tutti: residenti, ambientalisti e operai. Nei giorni scorsi sono saltate fuori diverse ipotesi, sempre smentite. “Fate presto”, però, è quello che ripetono i dipendenti. “Purtroppo la situazione sta precipitando – a dirlo è Francesca D'Elia, della Fiom Cgil di Salerno – in ogni caso l'azienda ci ha avvertiti, è ufficiale che nelle prossime ore potrebbero arrivare le lettere di licenziamento dato che non ci sono novità sulla possibilità di riaprire la lavorazione a breve”.
L'azienda ha comunicato infatti ai sindacati di aver perso già il 20% della produzione, continuando a stare chiusa potrebbe perderne ulteriormente, non restebbe dunque altra soluzione che ricorrere agli ammortizzatori sociali, alla riduzione di personale o ipotesi ancor più grave, alla chiusura. Così i lavoratori, accompagnati da mogli e figli, hanno deciso di continuare l'unica cosa a loro concessa: la protesta, urlaldo senza fermarsi: “lavoro, dignità”, ricordando inoltre come in sei mesi abbiano lavorato solo 60 giorni. “Se papà non lavora come compriamo l'occorrente per la scuola”, uno degli slogan che ha portato appeso al collo il figlio di un operaio. Toccante lo sfogo della moglie di uno dei dipendenti della Pisano che, poco prima del corteo, ha cercato di spronare il gruppo: “la forza per combattere la dovete tirar fuori, voi siete papà – ha detto la donna - le persone qui vogliono solo avere le mani sporche di lavoro”.
E allora ci vien da chiedere chi si sia sporcato le mani in questi anni, come si sia arrivati a questa tremenda situazione che vede contrapposte famiglie disperate per la perdita dei propri cari morti per tumori, imputabili, lo verificherà la magistratura, all'inquinamento provocato dalle fonderie e famiglie che un futuro rischiano di non avercelo più, perdendo il lavoro, unica fonte di sostentamento. Intanto il comitato ambientalista Salute e Vita, ha presentato il ricorso alla Corte di Strasburgo per violazione dei diritti dell'uomo da parte dello stato italiano, della regione Campania e del comune di Salerno .“Siamo intorno alle 1400 firme che consegneremo mercoledì mattina alla procura della repubblica tramite il comandante dei Noe – ha precisato il presidente del comitato Lorenzo Forte - firme che sono accompagnate dal documento di ogni cittadino, cittadini che ci hanno voluto mettere la faccia”.
Sara Botte
