“Sono stanca, non ce la faccio più, me ne voglio andare a casa” quasi un lamento, una nenia detta a bassa voce, quella invocata da Angela Petrone, moglie di un operaio delle Fonderie Pisano che si è incatenata quattro giorni fa ai cancelli dell'azienda, un estremo gesto di protesta, in seguito alla comunicazione della decisione dell'azienda di procedere con i licenziamenti. “Ho passato questa notte da sola – racconta Angela - non è venuto nessuno a testimoniare che io fossi qui a mantenere la parola che ho dato, non posso andaremene, se io vado via è una sconfitta, ho abbandonato le mie figlie, se torno a casa è come se avessi buttato quattro giorni della mia vita”. Lo dice con un filo di voce e con uno sguardo che parlando della sua famiglia, tradisce l'emozione. “Non amo stare al centro dell'attenzione, mi sono messa qui incatenata sotto gli occhi di tutti, ma non è nella mia indole, lo faccio solo per attirare l'attenzione sui lavoratori.
Sono una persona che non usa il cervello per fare una cosa, usa il cuore - quasi sussurra Angela - sono qui, mi sono sacrificata, ma non sono un'eroina, però fa male pensare che io abbia passato una notte qui senza prendere i medicinali e non se ne sia importato nessuno, di me si sono dimenticati tutti, mi fa male ma, non perchè voglio stare in prima pagina sui giornali, ma perchè io servo per dare una mano a loro”. Purtroppo Angela Petrone ha dovuto lasciare il suo presidio arrangiato, una sedia di pelle di quelle che si usano negli uffici e delle catene girate intorno ai polsi. Questa mattina non si è sentita bene, soffre di diabete, ed è stato necessario per lei il ricovero in ospedale. E' strano e brutto allo stesso tempo che siano proprio le vite di due donne ad essersi incrociate al di fuori di questi cancelli in via Dei Greci, la prima a trasformarli in casa propria è stata Martina Marraffa che ha presidiato le Fonderie, notte e giorno per settimane, dormendo in una tenda per chiedere che quella fabbrica, per lei portatrice di morte (lo accerterà la magistratura) chiudesse, ora è toccato ad Angela Petrone per la quale la Pisano invece è vita, è lavoro, una vita ritrovata da quando il marito, licenziato precedentemente ha ritrovato un posto lì proprio come operaio. Morte e vita che si mischiano a quella polvere nera, e in questo caso poco importa di chi sia la ragione, quello che scotta è che a perdere siano sempre i più fragili. Operai, residenti, mogli, figlie.
Sara Botte
