di Luciano Trapanese
Una risposta importante sull'incidente che ha ucciso la 48enne Ilaria Dilillo potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Venerdì – ma la data non è ancora ufficiale – gli inquirenti affideranno l'incarico per la consulenza tossicologica su Domenico Diele, l'attore in cella per omicidio stradale, indagato per la morte della donna salernitana, e risultato positivo al droga-test.
A richiedere un nuovo esame è stato l'avvocato Michele Tedesco, che sostiene gli interessi dei familiari della vittima.
Cosa potrebbe chiarire la nuova perizia? Un punto in particolare: Diele ha dichiarato di non aver guidato in stato di alterazione, e che le tracce di oppiacei nel suo sangue sono state riscontrate solo perché è da tempo dipendente dall'eroina.
In pratica: avrebbe potuto assumere la droga anche due giorni prima dell'incidente. E in quel caso sarebbe confermata la sua versione («Ero lucido e in grado di guidare»). O anche – nel caso risultasse qualcosa di diverso – l'esatto contrario.
La guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti è una aggravante significativa per il reato di omicidio stradale. Restano naturalmente altre due aggravanti: guidava senza avere la patente e – come avrebbe dichiarato subito dopo l'arresto – stava armeggiando con un cellulare quando ha travolto Ilaria.
Resta la questione braccialetto. Che non c'è. E impedisce al detenuto di lasciare il carcere di Fuorni per la custodia cautelare agli arresti domiciliari.
Non sarà semplice averne uno. Sono mercanzia assai rara, roba da privilegiati. E rappresentano l'ennesimo scandalo italiano.
Lo strumento era stato adottato – quindici anni fa – con una grande ambizione: svuotare le carceri italiane. Ma i numeri sono deprimenti. E ci regalano un'altra faccia di uno spreco insopportabile.
In quindici anni i braccialetti funzionanti sono solo 2mila. Li ha forniti la Telecom, per la “modica” somma di 173 milioni. Una cifra esorbitante. Esagerata? Come minimo.
Facciamo due conti, per una storia che parte nel 2001. C'è stata prima una lunga fase di sperimentazione (dieci anni, nel frattempo si costruivano decine di Shuttle): 14 apparecchi impiegati e nove milioni di spesa. Dal 2011 la gestione ordinaria: duemila braccialetti e undici milioni l'anno.
Ne servirebbero diecimila.
E non solo. Quelli in circolazione non sono neppure funzionali. Per installarne uno – si legge su Ristretti Orizzonti – serve un sopralluogo nell'abitazione che ospiterà il detenuto di un tecnico della Telecom. Deve essere sistemata una centralina. Se poi il recluso ai domiciliari ottiene dal giudice il permesso di allontanarsi per lavorare, la centralina deve essere ogni volta spenta e riaccesa (con l'invio quindi di un tecnico due volte al giorno). Eppure – e da molti anni – basterebbe un gps.
